Il "pentitismo", metodi e mezzi per stroncare il fenomeno

omertà

18 settembre 2010 -  Tutto passa, tutto viene messo in discussione in questa terra che fu di Pirandello: l’ovvietà delle cose semplici che diventano astruse.

Cose che prima avevano assunto valenza primaria nella memoria di ognuno di noi, vengono ad un tratto, riposte negli antri bui del dimenticatoio: è come una sorta di virus che con malefico impulso cancella la memoria collettiva e si cerca, con semantica frasale, di giustificare tutto.

Vedo e registro che è in atto la volontà di “ricondurre” la lotta alla mafia, verso quel periodo del “niente ho visto, niente ho sentito e se c’ero dormivo”, tanto caro a taluni politici. Rilevo che un revisionismo sul gotha mafioso, sui metodi e mezzi per stroncare il fenomeno, sta assumendo carattere negativo: in particolare, giorno dopo giorno, si sta tentando di scardinare, di rompere quel gran desiderio di “verità” che prepotentemente viene urlato dai cittadini onesti.


Sono in corso “manovre” per denigrare e per rendere inefficace, l’alacre lavoro ultimamente svolto dalle Procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo per scoprire la verità sulle stragi del 92/93.

La protezione mancata a Gaspare Spatuzza è una prova eloquente. Si vuole a tutti i costi non dar credibilità alle dichiarazioni fatte o quelle future. La decisione di non ammetterlo al programma di protezione, a parere di chi scrive, è politica. Non già, come qualcuno ha tentato di spiegare, arrampicandosi sugli specchi, riconducibile al trascorso arco temporale dei 180 giorni previsti dalla legge.

Ora, scoppia il “caso” Brusca. Beninteso, io non nutro nessun particolare interesse nei suoi confronti: ho già avuto modo di esprimermi con giudizi, talvolta pesanti, in ragione dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Tuttavia, scevro da motivazioni intimistiche, ho letto con interesse le sue dichiarazioni in ordine alla presunta trattativa tra Stato e mafia. E non posso che condividerne l’assunto.

Ed ecco oggi, che il caso Brusca, per coloro che osteggiano il “pentitismo“, è una ciliegina sulla torta.

Ancora non si conoscono i dettagli dell’inchiesta che già si scatenano le polemiche, ne riporto qualcuna: “La vicenda di Brusca è gravissima, ma nessuno strumentalizzi il pentito per fare favori alle mafie”, afferma Fabio Granata; Beppe Lumia, senatore del Pd componente della Commissione antimafia: “Brusca deve dire tutto quello che sa, senza omissioni e depistaggi. È innegabile che con le sue rivelazioni abbia dato un notevole contributo alle indagini, ma non puo’ permettersi di prendere in giro lo Stato”.

Il capogruppo al Senato del Pdl Maurizio Gasparri chiede che “si apra una riflessione sul pentitismo”. Presidente Commissione Programmi di Protezione, Alfredo Mantovano chiede apertamente “la revoca del programma di protezione”, e via di seguito.

Perché non si attende l’esito dell’inchiesta? A chi fa comodo eliminare i pentiti? Perché ogni qualvolta si tenta di avvicinarsi ai politici collusi con la mafia, si mette tutto in discussione? Si toccano, per caso, nervi scoperti?

Ma questi di Brusca e di Spatuzza, sono film già visti e rivisti: basta andare a vedere la storia di Buscetta e Contorno, è davvero illuminante per leggere il presente.
Infine, l’articolo dell’Espresso che riporta il dialogo intercettato tra Riina padre e Riina figlio: c’è poco da dire. Non credo ad una sola parola, semmai propendo per un gran sms rivolto a chi di dovere.

E domani?

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