Il palazzo di giustizia di Gela è salvo. Con una delibera votata ieri sera a larga maggioranza, il consiglio comunale lo ha acquisito al patrimonio indisponibile del Comune, come immobile di rilevante interesse di pubblica utilità, assieme all’area di pertinenza.

Rischiava la demolizione perché dichiarato abusivo da una sentenza del Cga di Palermo, emessa nello scorso aprile, per l’errata procedura di esproprio della superficie di quasi 20 mila metri quadrati su cui sorge. Ai proprietari, che da 14 anni lottano per avere un congruo indennizzo (il Comune voleva pagare 35 euro al metro quadrato a fronte dei 238 richiesti) è stata riconosciuta la cifra di 89 euro a metro quadro.

Ma i ricorrenti (le famiglie Calafiore e Benvenuti) non sono d’accordo “perché – dicono – la somma è troppo lontana persino da quei 220 euro che lo stesso comune calcola annualmente come imponibile per il calcolo dell’Ici che finora abbiamo sempre pagato”. Chiedono quasi 4 milioni mentre l’amministrazione comunale gliene vuole dare meno della metà (1,5 milioni).

Il contenzioso, quindi, resta in piedi. Il consiglio di giustizia amministrativa di Palermo, nel rispetto di una precedente sentenza emessa dallo stesso Cga nel 2012, aveva intimato al Comune di Gela di trovare un accordo con i proprietari entro la fine del 2017, facendo intendere che in assenza di una risolutiva transazione sanante c’era il concreto rischio che si dovesse procedere alla demolizione dell’intero palazzo di giustizia per restituire l’area ai legittimi proprietari, dopo aver opportunamente ripristinato l’originario stato dei luoghi. Il sindaco dell’ epoca era Rosario Crocetta, presidente uscente della regione siciliana, e vice sindaco Elisa Nuara, attuale componente del Cga, su nomina dello stesso governatore.