Il primo miracolo Crocetta e la sua maggioranza, o presunta tale, lo hanno già prodotto al termine della votazione che ha portato sullo scranno più alto di Sala d’Ercole il messinese Giovanni Ardizzone: rivitalizzare il Pdl e farlo ritornare determinante come non era mai accaduto durante tutta la precedente legislatura.

Con 11 franchi tiratori ed un malcontento diffuso all’interno del Pd e delle liste che hanno appoggiato il neo presidente della Regione, sono stati infatti i voti dell’opposizione, più della spartizione da prima repubblica dei posti che contano all’Ars, a determinare l’elezione del pupillo di D’Alia. Un’elezione ancora più difficoltosa di quanto previsto alla vigilia, dopo l’esplosione di tutte le contraddizioni finora sopite all’interno di un centrosinistra lacerato dalla mancanza di una visione omogenea della legislatura e scosso da una guerra intestina senza precedenti.

All’Udc riesce ancora una volta il colpaccio di eleggere alla presidenza dell’Assemblea Regionale un proprio esponente, ma, soprattutto, di aver incassato il risultato senza compromettersi fino in fondo con il Pd, dal quale probabilmente, a conti fatti, sono arrivati meno voti di quanti ne sono arrivati da Pdl e Cantiere Popolare messi insieme.

Una giornata, quella di mercoledì, che ha di fatto disegnato il percorso che attende in aula Crocetta ed il suo governo: una sequela ininterrotta di imboscate, la necessità di arrivare a costanti e continui compromessi, l’impossibilità di poter contare su una maggioranza solida che consenta di realizzare quelle riforme da tutti invocate ma da pochissimi realmente volute. Con un’aggravante per Crocetta: quella di aver voluto interrompere sul nascere ogni dialogo con i grillini che, forti di poter rappresentare un sesto dell’intera Assemblea, non mancheranno di sottolineare con i voti, e con i comportamenti, la loro diversità dal centrosinistra e dal governo.

Per queste ragioni, pur non immaginando una chiusura troppo anticipata di questa legislatura, la strada dell’Assemblea appena insediata appare sin dall’inizio in salita e difficilmente consentirà al governo di potersi recare a Palazzo dei Normanni con tranquillità; ci sarà insomma da abituarsi alla riproposizione di maggioranze anomale e soprattutto, all’esito tutt’altro che scontato di ogni voto sui provvedimenti che contano, a partire proprio dal bilancio.