A prescindere dalla politica e dai piccoli dispettucci personali che stanno animando queste ultime ore della legislatura all’Ars, non è un bello spettacolo per la Sicilia quello cui stiamo assistendo sulla partita delle nomine.

Fra un Lombardo determinato a stabilizzare quanto più possibile il panorama politico ed istituzionale, ed un Cascio in difficoltà nel controllare e guidare l’attività delle commissioni, l’immagine che si restituisce al Paese non è certo quella del più antico Parlamento d’Europa, ma del più scalcinato consiglio comunale di periferia.

Maggioranza ed opposizione non più distinguibile l’una dall’altra, parlamentari che per anni hanno invocato le dimissioni di Lombardo e che ora, alla vigilia della formalizzazione delle stesse, chiedono al governatore di fare un passo indietro, dimissioni e cambi di gruppo che continuano a succedersi come se nulla fosse: insomma un’immagine deteriore della politica che non serve a nessuno, tantomeno in un momento di grande difficoltà come quello attuale.

Nel frattempo, lo stesso Lombardo, animato da uno spirito “neroniano”, prima di invocare su Palermo e sulla Sicilia l’incendio purificatore per questa classe dirigente, ha deciso di gettare tutti nel panico, Pdl e Pd compresi, facendo prima votare una legge nata come “bloccanomine”, ma trasformatasi in un’istigazione alla nomina compulsiva, e poi varando una raffica di prebende di piccolo, medio ed elevato cabotaggio in grado non solo di consolidare gran parte del grande elettorato di quello che fu l’Mpa, ma soprattutto di consentirgli una silente ma efficace campagna acquisti in previsione delle imminenti regionali.

Non propriamente l’atteggiamento che ci si attenderebbe da chi vorrebbe convincere l’opinione pubblica di volersi trasformare in novello Cincinnato, votato alla coltivazione del suo podere, piuttosto che alla fioritura del suo potere. L’ipotesi più probabile? Che Lombardo salti un giro e che magari, sulla giostra elettorale di ottobre salga il figlio, da tempo predestinato, anche grazie alle promettenti qualità dimostrate, a succedere al potente genitore.

Nel frattempo, mentre si consumano scene di ordinaria mala gestione e l’atmosfera sembra assomigliare sempre più agli ultimi giorni di Pompei, fra cortigiani in fuga e deputati uscenti non più rientranti, a meno di miracoli, la vita dell’Ars scorre attorno alle piccole miserie personali dei principi che sono consapevoli di prendere da un giorno al’altro il trono, rassegnandosi a ritornare comuni mortali.

L’unica certezza è che però, per come questa legislatura si è sviluppata, e soprattutto per come si sta concludendo, difficilmente qualcuno di loro sarà rimpianto dai siciliani.