Riposti i facili trionfalismi, per Bersani e per il gruppo dirigente del Pd nazionale ci sarà da compiere una profonda riflessione ed una seria analisi della reale volontà dei 3 milioni e mezzo di italiani che hanno deciso di mettersi in fila davanti ad un gazebo in una calda domenica di novembre pur di dire la loro sul futuro del centrosinistra.

Innanzitutto va rilevato che la netta maggioranza dei votanti alle primarie ha optato per una scelta alternativa all’attuale segretario del Pd ed all’establishment che lo sostiene; subito dopo va sottolineato come la gran parte del milione e mezzo di voti per Renzi non arrivi da elettori fidelizzati al Pd e, forse, neanche al centro sinistra, quanto da una massa silente ma efficace di cittadini che vogliono un vero cambiamento offerto dalla politica, opposto alla demagogia dell’attuale anti politica, ed incarnato, secondo la loro convinzione, nel giovane sindaco di Firenze.

Dati che rendono meno eclatante l’affluenza alle urne ed ai gazebo, visto che gli stessi sono stati ampiamente drogati dalla scelta di migliaia di elettori, alcuni anche ex sostenitori del centrodestra, di partecipare a quella che si preannuncia come una sfida epocale tra una classe dirigente antica e grigia ed una nuova proposta politica che fa della freschezza e della modernità il proprio tratto distintivo. Per queste ragioni le primarie del centrosinistra vanno lette in maniera attenta e, per certi versi, alternativa alla logica di una normale consultazione interna ad un singolo schieramento. Sono state, piuttosto, la sintesi di un profondo scontro generazionale che attraversa in maniera epocale sia la società che la politica italiana; uno scontro che vede da una parte gruppi dirigenti autoreferenziali e privati del dialogo con i settori più innovativi del Paese, tentare di resistere disperatamente all’assalto di una gioventù che, dall’altra parte si sente pronta a prendere in mano il timone del Paese. Anche a costo di dar vita alla più lunga e determinata guerra generazionale che l’italia ricordi; ancor più del Risorgimento ed ancor più del ’68.