Dopo oltre 15 giorni di lavoro, il risultato, al netto degli annunci e delle dichiarazioni ad effetto, dell’annunciata rivoluzione crocettiana mi pare abbastanza modesta. Un mix di populismo, di rincorsa all’ondata grillina, di anatemi sparsi a destra ed a manca più per fare contenta l’opinione pubblica che per motivi di reale utilità ed una ridda di partecipazioni a tutti i talk show possibili ed immaginabili per riaffermare il concetto che, prima del suo avvento, questa era una terra popolata da barbari incolti, mentre oggi si accinge a diventare un incrocio tra Pigalle e Wall Street.

Ma il punto che ci lascia più perplessi riguarda la Giunta, il suo percorso di formazione e le scelte fin qui fatte dal neo Presidente, a partire dall’assunto che la parte buona della Sicilia viva solo a  Caltanissetta o poco distante, per continuare con il ruolo invasivo di Confindustria e finire con un mix tra esterni e politici che si annuncia quantomeno contraddittorio.

Andando con ordine, da un lato l’annuncio oramai imminente di un ridimensionamento del ruolo di Battiato a superconsulente, farà probabilmente perdere il pezzo pregiato della “rivoluzione crocettiana”, mentre le nomine di Marino e Vancheri, con tutto il rispetto per le qualità umane e professionali dei due neo assessori, nascono gravate da due dati oggettivi: l’eccessiva localizzazione, con una giunta che oggi su 4, o forse 3, assessori nominati ne recluta ben due, cioè oltre il 50%, operanti nel territorio di riferimento del neo Presidente, e l’espresso gradimento di Sicindustria alle nomine, espresso dal deus ex machina dell’operazione, il nisseno, guarda caso, Montante che appare sempre più un alleato, o forse un tutor, del Presidente, piuttosto che un interlocutore istituzionale.

In questo panorama si aggiunga che i nomi che circolano tra i partiti della coalizione, alle prese con la designazione degli assessori, non sembrano proporre grandi novità; anzi sembrano richiamarsi al passato, sia nella scelta dei protagonisti che della formula spartitoria tra i partiti della coalizione. Nel frattempo il partito del Presidente perde pezzi, con la creazione del gruppo autonomo di Territorio, e con la riapparizione di quel Salvo Andò che ricordiamo uomo di vertice nazionale del Psi durante gli anni della prima Repubblica.

Insomma uno scenario tutt’altro che innovativo, del quale molti giornali, forse troppo schierati a priori, sembrano non accorgersi, nonostante l’evidenza dei fatti. Volete una semplificazione? Questo governo Crocetta ha poco o nulla di diverso da quello che da ultimo lo ha preceduto: stessi interpreti, ad eccezione del presidente, stessi riferimenti, stessi inopportuni tutoraggi, stesso schema di composizione (magistratura, Confindustria, antimafia militante). Insomma, se non è zuppa (Lombardo) è pan bagnato (Crocetta)