Solo 13 collegi uninominali ‘sicuri’ per i centristi e ben 51 per la formazione di Giorgia Meloni. Cifre inaccettabili per i centristi di Noi con l’Italia la nuova formazione che ha raccolto tutti i partiti del centro alleati a destra fra cui Udc, Pid cantiere popolare, MpA partito dei siciliani e così via.

Dopo l’incontro con Silvio Berlusconi salta l’accordo e l’unità del centrodestra e i centristi sembrano pronti a correre da soli. Una rottura che avrà evidenti conseguenze alle nazionali del 4 marzo ma che rischia di avere ripercussioni anche sul governo della Regione Siciliana supportato proprio da una maggioranza di centrodestra ‘unito’.

A sancire i ‘guai’ per la maggioranza siciliana ci sono i nomi che circolano per le candidatura di Noi con L’Italia in Sicilia. Fra i possibili candidati ci sarebbero anche Toto Cordaro e Roberto Lagalla, due assessori della giunta Musumeci. Ma non solo loro. Pronti ad andare da soli e con importanti chanche di vittoria ci sarebbero anche Antinoro, Ruvolo e Di Mauro.

La conferma all’ ‘aria di guerra’ viene dalle stesse dichiarazioni dei responsabili del nuovo partito di centro “Nei mesi scorsi siamo stati chiamati dal leader della coalizione di centrodestra, presidente Silvio Berlusconi, a costituire una formazione cattolica e liberale in grado di dare più forza alla proposta politica del centrodestra – dicono Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto, presidente del partito e capo della forza politica Noi con l’Italia-Udc -. Su questa iniziativa abbiamo registrato adesioni ed entusiasmo diffusi, già evidenziati dai sondaggi d’opinione, tali da poter affermare che la nostra forza è indispensabile a fare prevalere la coalizione in numerosi collegi e assicurare al centrodestra il governo del Paese”.

“Per raggiungere questo traguardo – proseguono – è necessario che ogni proposta politica abbia pari dignità, sia per i contenuti programmatici sia per i criteri di rappresentanza. Solo così le differenze tra le quattro liste potranno divenire elemento di ricchezza condivisa e non una insopportabile debolezza di tutta la coalizione. E’ difficile capire come Lega e Fratelli d’Italia non prendano atto di questa evidenza mettendo a repentaglio la maggioranza assoluta del centrodestra. Questo è quanto abbiamo rappresentato questa mattina durante un incontro che si è svolto con il presidente Berlusconi”.

Di fatto, dunque, ieri sera alla riunione del tavolo nazionale è stato raggiunto l’accordo di massima nella coalizione, ma in un modo inaccettabile per i centristi. La formula sarebbe il 45% per Forza Italia, 36% alla Lega, il 15% a Fratelli d’Italia e il restante 4 % proprio ai centristi. In ‘freddi’ numeri questo significa 155 seggi ai berlusconiano, 129 ai leghisti, 51 alla Meloni e solo 13, come detto al partito di Raffaele Fitto, Lorenzo Cesa, Saverio Romano e Raffaele Lombardo.

La ‘lite’ sarebbe legata anche al metodo usato ovvero trattative separate con le singole forze. Una mancanza di rispetto per i centristi e una sottovalutazione del loro peso elettorale.

In sostanza, avrebbero detto Cesa e compagni, 13 seggi li conquistiamo a ‘mani basse’ correndo da soli. Un bel guaio per il centrodestra ma anche e soprattutto per la maggioranza in Sicilia.