L’assessore regionale all’economia nonché Vice Presidente della Regione lo aveva detto chiaramente in una intervista a BlogSicilia di un paio di settimane fa: per decidere cosa fare di Riscossione Sicilia serve, prima di tutto, conoscerne a fondo i conti. Le perdite conclamate (fra mancati versamenti, costi diretti e ripiani da parte della Regione) ammonterebbero a 122 milioni di euro e all’orizzonte non ci sarebbe possibilità di pareggio di bilancio neanche dopo aver ripianato i debiti.

Così nella serata di ieri ha firmato il decreto di costituzione del gruppo di lavoro congiunto Regione/Agenzia delle entrate – Riscossione  con il compito di procedere ad una preventiva analisi dei principali elementi di natura organizzativa, gestionale ed economico-finanziaria  di Riscossione Sicilia S.p.A.,  “anche  in  relazione  alle  previsioni  di liquidazione societaria di cui all’art. 28,  della Legge regionale 11 agosto 2017, n. 16”. In pratica si tratta della ‘due diligence’ annunciata in vista dello scioglimento della società e di incorporazione in Agenzia delle Entrate.

“L’iniziativa è stata intrapresa – in ragione del superiore interesse al  buon  andamento  del  servizio  pubblico  della  riscossione  sull’intero  territorio nazionale – in stretto  raccordo con l’Agenzia delle entrate – Riscossione,  quale Agente della riscossione operante nel resto del territorio nazionale e socio di Riscossione Sicilia S.p.A., società, come noto, controllata dalla Regione Siciliana – si legge in una nota ufficiale – Le risultanze delle verifiche del gruppo di lavoro, che dovranno essere terminate  entro il prossimo 30 aprile, saranno sottoposte all’esame del Governo regionale e all’ARS per le relative valutazioni e le conseguenti decisioni sul futuro dell’attività di riscossione dei tributi nel territorio siciliano”.

Appresa la notizia, immediata è stata la richiesta di convocazione avanzata dai sindacati di Riscossione al Presidente della Regione ed all’assessore Armao. Secondo i sindacati “il futuro di Riscossione Sicilia è stato delineato con la votazione  tenutasi all’Ars nella seduta del 9 agosto scorso, grazie soprattutto al costante e faticoso impegno  dei sindacati sostenuti dal chiaro desiderio delle lavoratrici e dei lavoratori”. Una frase che non lascia margini di interpretazioni. I dipendenti di Riscossione Sicilia puntano all’assorbimento nell’Agenzia delle entrate.

Insomma contrariamente a quanto successo in passato in qualsiasi partecipata lo stato e le sue agenzie sembrano più appetibili rispetto alla Regione e alle sue partecipate. O meglio danno maggiori garanzie rispetto alla Regione.

I sindacati condividono l’insediamento del gruppo di studio e il rinvio ad aprile del momento per trarre le conclusioni anche in virtù delle elezioni di marzo e dell’insediamento del nuovo governo che sarà scelto dagli italiani, ma delineano in modo chiaro la loro visione della Riscossione in Sicilia fin da ora “Sarebbe un errore gravissimo pensare di mantenere in Sicilia una struttura così costosa – scrivono senza mezzi termini – in costante perdita strutturale; o pensare di “buttare” decine di milioni di euro per modernizzare una società, quando è possibile utilizzare quella già pronta ed efficiente dell’Ente nazionale Agenzia delle entrate”.

Il ragionamento è semplice e diretto, in un sistema cumulativo di riscossione anche la struttura siciliana può rientrare senza eccedere in costi. Se, invece, Riscossione Sicilia resta regionale deve sopportare costi che non potranno essere coperti dall’aggio esattoriale “Sarebbe inspiegabile, per i cittadini siciliani – continuano – la ragione per cui sono costretti ancora a pagare una tassa sulla tassa, cioè il mantenimento della società che le riscuote, oltre alle normali cartelle esattoriali”.

“Riscossione Sicilia è un’azienda allo sbando da anni – denunciano – senza regole e adeguata guida professionale e,
ciò nonostante, come sempre avvenuto, i lavoratori sono pronti ad offrire la propria professionalità per migliorare i risultati nell’interesse di tutti gli Enti impositori”.

In sintesi i sindacati chiedono di essere ricevuti per spiegare le loro motivazioni e  chiedere una accelerazione verso la dismissione di Riscossione Sicilia che per legge deve avvenire entro l’anno, a meno che la legge non venga cambiata dall’Ars. Una ipotesi che i sindacati vorrebbero scongiurare e questa rassicurazione andranno, probabilmente, a chiedere al governo siciliano.