In piena polemica interna tra i cosiddetti partigiani e i renziani, Nino Musca, segretario dei Giovani Democratici di Palermo, ritorna sui concetti già espressi negli ultimi botta e risposta ribadendo che ‘non si può fare il test del Dna a chi vuol entrare nel Pd, difendendo le new entry, e che il partito del futuro è aperto, plurale e unito’. Il giovane democraticoto bacchetta i dissidenti richiamandoli alla responsabilità e ricordando loro che si è in campagna elettorale e non in un congresso.

Un appello caduto nel vuoto.Proprio ieri, in un’intervista rilasciata qui, il leader dei partigiani, Antonio Rubino, ha usato toni duri contro Renzi e Faraone colpevoli, a suo dire, di aver aperto le porte del partito a pezzi di ceto politico trasformista che stanno provocando una mutazione genetica del Pd.

“Dispiace che il mio tentativo di porre la discussione su binari civiltà e l’invito di farlo dopo il 4 marzo non abbia avuto successo –dice oggi Musca a BlogSicilia -. Evidentemente alla responsabilità prevalgono altre logiche che nulla hanno a che fare con i valori di una comunità.

Cioè?

Sono estremamente chiaro, c’è una classe dirigente del Pd che è stata spazzata via non dalle liste del Pd alle politiche, ma dagli elettori. Il nostro popolo ha bocciato i protagonisti del governo Lombardo e del governo Crocetta da tempo. Per questo abbiamo perso le elezioni regionali. Esperienze quelle sì che hanno modificato geneticamente il profilo dei democratici da dieci anni a questa parte. I partigiani sono stati classe dirigente del Pd in Sicilia e il partito non ha certo brillato per impegno e lavoro. Alle regionali stavamo chiamando ‘Chi l’ha visto’ per capire dov’era finito il segretario regionale con la sua segreteria.

Quindi, secondo voi, Faraone e Renzi hanno fatto bene a segare Crocetta, Lumia e gli uomini di Cracolici?

Nessuno ha segato nessuno, c’è stata una proposta in direzione nazionale e si è votato democraticamente quella proposta. In quella lista non c’erano Crocetta, Lumia e gli uomini di Cracolici, e cioè i protagonisti di stagioni politiche da dimenticare. Io penso che sia stato un primo segnale di rinnovamento lanciato ai siciliani. Per inciso, cinque anni fa quando Bersani alle primarie vinse con il 60% e Renzi ebbe il 40% non è che i renziani in lista, nelle posizioni eleggibili, furono 4 su 10. Ricordo che Davide Faraone vincendo le parlamentarie fu il sesto in una lista di paracadutati e fedelissimi di Bersani.

Scusi, ma che c’entrano Crocetta, Lumia e Cracolici con i partigiani che sembrano più una espressione di una sorta di base delusa?

Mi sorprende che i giornalisti non se ne siano accorti. Dietro i partigiani ci sono proprio loro. I leader dei partigiani, quelli per intenderci che firmano i comunicati stampa e rilasciano interviste, sono i ‘nipoti’ di Crocetta, Lumia e Cracolici. E mi dispiace. Mi dispiace di più che si utilizzi una parola, partigiani, che è patrimonio di tutti e non può essere una corrente di partito.

Le dispiace cosa?

Dispiace vederli difendere l’indifendibile. Dispiace vederli fare da prestanome di chi oggi si ribella sol perché ha perso la poltrona. Di chi non può più gestire il potere. Fortunatamente, aggiungerei.

Leo ha auspicato un senso di responsabilità collettivo, ma queste affermazioni non si muovono su quel binario, sembrano piuttosto dichiarazione di guerra….

Guardi, ormai il quadro è chiaro. I partigiani e i cattivi maestri che li hanno ispirati lavorano per la sconfitta del Pd senza se e senza ma. Vogliono la morte politica di Renzi e Faraone, definiti da Crocetta “bimbominkia”. Tutto ciò gli elettori del Pd, quelli che hanno a cuore la democrazia devono impedirlo. Chi vuole bene al Paese, non può che voler bene al Pd. Il 4 marzo la sfida è battere Salvini, Meloni e Di Maio. In Sicilia è una doppia sfida, battere gli estremismi a livello nazionali ed evitare che in Sicilia il Pd ritorni a chi lo ha snaturato davvero.

Uno scontro forte, dunque,c he si consuma proprio quando ils egretario Matteo renzi si prepara a sbarcare in Sicilia fra 48 ore

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