• Giornata della Memoria, la testimonianza del siciliano Salvatore Russo.
  • Il 102enne, di Riesi, fu deportato in Germania.
  • Era un soldato italiano che si rifiutò di passare con i nazisti dopo l’armistizio del 1943.

27 gennaio, Giornata della Memoria. Ovvero quando il mondo decide di fermarsi per ricordare il dramma più disumano e crudele della storia dell’uomo: lo sterminio nazista di ebrei, slavi, avversari politici, prigionieri di guerra, omosessuali, disabili…

E ricordare significa anche ascoltare le testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle quegli anni tetri. Come quella di Salvatore Russo, 102 anni fra pochi giorni, originario di Riesi, comune di 11mila abitanti del Nisseno.

«Quando mi hanno deportato in Germania» è il titolo del servizio di Antonio Turco: Salvatore ha raccontato quando fu consegnato ai tedeschi da un italiano fascista durante i rastrellamenti dopo l’armistizio di Cassibile del 1943.

Russo non era ebreo ma un soldato italiano che decise di non far parte della schiera dei militari che combattevano a fianco dei tedeschi. Quindi, fu deportato in un campo di concentrato in Germania, dove «un soldato tedesco doveva bastonare un soldato italiano uno al giorno» e dove il pane si sbatteva in faccia ai prigionieri e il «materasso era fatto con la segatura del legno», senza lenzuola.

Russo è salvo «grazie al destino» perché ha rischiato di saltare in aria con una bomba, caduta a un metro e mezzo di distanza…

LA TESTIMONIANZA:

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