Nuova udienza del processo sul cosiddetto ‘Sistema Montante’ che si celebra, a Caltanissetta, con il rito ordinario a carico di 17 imputati. Ad essere ascoltati alcuni dirigenti e vertici di Assindustria.

“Avevamo scoperto che pur di andare sui giornali il signor Montante fece scrivere che lui aveva avuto assegnata una laurea honoris causa, dalla Sapienza, e consegnata a Roma dal presidente Ciampi. E la mattina che abbiamo letto questo articolo siamo rimasti tutti meravigliati”. Lo ha detto questa mattina l’avvocato Tullio Giarratano, allora direttore di Assindustria.

“Ricordo che chiamai al telefono il giornalista che aveva scritto l’articolo che mi disse che gli avevano fatto sapere questa notizia. Dopodiché chiamai l’ufficio stampa e chiese se avevano contezza di questa laurea. Per farla breve vollero un fax dell’articolo. – afferma il testimone – Il presidente della Repubblica, con il prefetto e La Sapienza fecero poi una lettera di smentita”.

“Non ricordo perché dopo l’arresto dell’imprenditore Vincenzo Arnone nel 2001 non vennero presi provvedimenti dal direttivo di Confindustria. Fino a tale data Arnone era ritenuto una persona per bene”.  ha aggiunto Giarratano. Vincenzo Arnone è considerato un esponente della famiglia mafiosa di Serradifalco e fu testimone di nozze dello stesso Montante.

“Dopo tale data non furono adottati provvedimenti ma si aspettò che le aziende di Arnone venissero escluse da Confindustria per morosità”, ha aggiunto il teste. L’avvocato Panepinto ha poi precisato che il provvedimento di esclusione di Arnone venne adottato soltanto sotto la presidenza Montante.

“La mia sensazione era che l’ingegnere Di Vincenzo ritenesse Antonello Montante come una persona non all’altezza per quella carica. Infatti non lo sostenne, nonostante avesse da lui ricevuto appoggio. Poi l’atteggiamento di Montante fu che chi non era con lui era contro di lui”. Lo ha detto Maria Lucia Di Buono, per 42 anni responsabile dell’amministrazione di Assindustria, questa mattina  Maria Lucia Di Buono si riferisce al 2005, quando Antonello Montante divenne presidente di Confindustria Sicilia sostituendo proprio Pietro Di Vincenzo, l‘imprenditore nisseno successivamente accusato di essere vicino alla mafia e poi assolto.

Tra gli accusatori dell’ingegnere c’era pure Montante. L’ex presidente di Confindustria, ritenuto al centro di un sistema di corruzione finalizzato ad avere informazioni su inchieste in corso, è già stato processato e condannato a 14 anni in abbreviato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Secondo l’accusa, avrebbe svolto inoltre un’attività di dossieraggio contro chi riteneva a lui ostile. A Di Vincenzo che in questo processo è parte civile- condannato per estorsione a tre dei suoi dipendenti – venne confiscato il patrimonio valutato in 280 milioni di euro.

Ma le testimonianze sono anche fuori dal mondo Assindustria.

“Mi ero rifiutato di firmare una liberatoria per fare un nuovo contratto di lavoro. A quel punto Montante non accettò il mio rifiuto e mi disse fino a quando io vivrò tu non lavorerai più da nessuna parte. Farò delle lettere circolari a tutte le aziende con cui ho contatti con cattive referenze su di te. Non andai avanti con azioni legali perché mi dissero che al 50% in tribunale mi si poteva anche non dare ragione. E quindi siccome non me lo potevo permettere ho preferito così”. ha raccontato Michele Tornatore, oggi ristoratore, all’epoca dipendente dell’Htm, società del gruppo Montante. Tornatore ha ricordato anche un altro episodio: “Arrivammo con la macchina davanti l’ingresso dell’albergo Jolly Hotel di Milano e lui mi chiese di dargli una mano per portare su i bagagli. Dissi di chiamare il fattorino visto che la macchina era messa male e lui mi rispose: ‘no visto quello che è contenuto nei bagagli preferisco che lo faccia tu’. Una volta arrivati in stanza, mentre io posavo gli altri bagagli, lui infilò la sua valigetta sotto il letto. La borsa si aprì ed era piena di mazzette da 100 e 200 euro”.

“Notò il mio imbarazzo – spiega il teste – e mi disse che quelli erano soldi che doveva dare a una persona”. Tornatore parla anche di favori promessi da Montante. “Una volta – racconta – eravamo in macchina e Montante disse al suo interlocutore al telefono: diamogli un incarico perché comunque è il marito di un magistrato. Non so chi sia la persona e chi fosse il magistrato”.