Nel dibattito sulla carenza di infermieri in Italia, è necessario ribadire con forza una verità troppo spesso ignorata: l’infermiere è una figura indispensabile del Servizio Sanitario Nazionale, al pari del medico. È il primo professionista che il paziente incontra, colui che interviene per primo in situazioni di emergenza, compie manovre salvavita, valuta, gestisce e agisce con autonomia e responsabilità scientifiche e cliniche.
Non è un semplice esecutore: è un professionista sanitario, laureato, spesso con master universitari e specializzazioni, dotato di pensiero critico e autonomia decisionale. Per questo motivo, ANAFePC giudica gravemente inopportune le recenti dichiarazioni del Senatore Garavaglia, che attribuisce la carenza di infermieri alla durata del percorso universitario, ipotizzando un “liceo abilitante” per creare un infermiere di base.
“Ridurre la formazione a un semplice diploma equivale a svilire e indebolire la qualità dell’assistenza sanitaria. In tutti i paesi moderni, si investe nella crescita della figura infermieristica, non nella sua semplificazione – dichiara Calogero Coniglio, presidente ANAFePC Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura – La realtà è chiara: la vera causa della carenza è la mancata valorizzazione della professione. Stipendi bassi, responsabilità crescenti, mancato riconoscimento sociale, nessuna prospettiva di carriera, condizioni di lavoro critiche. Questo è il vero deterrente. Non l’università. La soluzione è concreta e realizzabile: aumentare gli stipendi, in linea con quanto avviene nei principali paesi europei. Riconoscere il valore economico, professionale e umano dell’infermiere significa non solo contrastare la carenza, ma anche tutelare la qualità dell’assistenza”.
“Per risolvere realmente la carenza infermieristica non servono soluzioni fantasiose o semplificazioni pericolose – continua Coniglio – serve una sola cosa: aumentare gli sti-pendi di 500 euro mensili come avviene negli altri paesi europei. È l’unico modo per restituire dignità e attrattività alla professione”.
“Siamo stanchi di vedere l’infermieristica svilita da proposte che mortificano anni di crescita culturale, scientifica e professionale – aggiunge Maurizio Cirignotta, vicepresidente ANAFePC – Gli infermieri italiani meritano rispetto, non riduzioni al ribasso”.
ANAFePC lancia un appello al Governo: basta scorciatoie, serve una riforma strutturale che metta gli infermieri al centro del sistema salute. Se durante la pandemia erano “eroi”, oggi non possono diventare figure semplificate. Chi propone scorciatoie dovrebbe invece chiedersi: perché negli altri paesi la carenza di infermieri non è così marcata? La risposta è chiara: perché lì vengono pagati e rispettati come professionisti.
Luogo: CATANIA, CATANIA, SICILIA
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.






Commenta con Facebook