Non si può morire per aver controllato un biglietto.

Non si può essere uccisi per aver fatto il proprio lavoro.

L’assurda morte di un giovane capotreno a Bologna è solo l’evento più grave di una lunga scia di aggressioni che da troppo tempo subiscono i lavoratori del trasporto pubblico. La categoria più esposta è il personale viaggiante dei treni, seguiti dagli autisti degli autobus cittadini. Minacce, improperi, aggressioni, rapine, sono all’ordine del giorno, da nord a sud. Non sono rischi del mestiere, non sono infortuni sul lavoro, sono vere e proprie violenze, a cui quotidianamente sono sottoposti questi lavoratori.

I trasporti pubblici sono un servizio essenziale, questi lavoratori svolgono il proprio lavoro con passione e dedizione, spesso in condizioni precarie. Nulla può giustificare un’aggressione, nulla può valere la vita di un lavoratore.

Eppure la scia di sangue continua. Due giorni dopo un altro capotreno è stato aggredito e ferito con una bottiglia rotta, da due persone che poco prima avevano rapinato un senzatetto.


Il governo, a cui tanto sta a cuore il tema della sicurezza, non solo non è in grado di assicurare un trasporto pubblico adeguato per cittadini e lavoratori, ma non è in grado neanche di garantire la tutela dell’incolumità fisica dei lavoratori, all’interno dei luoghi di lavoro. Mancano investimenti, mancano uomini e mezzi, manca qualsiasi politica efficace di contrasto alla violenza.

Il richiamo al diritto all’autodifesa, all’uso delle armi, alla militarizzazione delle città come contrasto alla violenza non è altro che una resa totale da parte della politica, che rinuncia al proprio ruolo di gestione della società, di educazione e progresso, a favore del generale imbarbarimento.


Solo la sensibilizzazione dei cittadini, l’educazione alla non violenza, insieme ad un consistente aumento delle risorse per le forze dell’ordine, può contrastare efficacemente la violenza e garantire maggiore sicurezza, a cominciare da luoghi delicati e nevralgici come i mezzi di trasporto pubblico e le grandi stazioni.

Per questo ci uniamo ai lavoratori delle ferrovie che nei giorni scorsi hanno scioperato, per denunciare le condizioni di insicurezza in cui sono costretti ad operare e mandare un messaggio forte al governo: la solidarietà del momento non basta, sono necessarie azioni concrete perché Alessandro Ambrosio non sia morto invano e perché non accada mai più.

Manuela Parrocchia

Segretaria Sinistra Italiana Palermo 

Luogo: PALERMO, PALERMO, SICILIA

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