Dopo la tragedia del mare è allarme e polemica per la folla di barche e barconi nel Canale di Sicilia. La giornata clou di domenica con ben 16 sbarchi in poche ore seguita dal dramma rinfocola lo scontro sulla gestione del fenomeno migranti e lo porta al centro della campagna elettorale appena partita

Arrivi senza sosta

Senza soluzione di continuità partono dalle coste nordafricane col mare piatto e ottime condizioni meteo verso le coste siciliane barconi e barchette carichi di migranti. Due vedette della capitaneria di porto sono giunte al molo Norimberga di Messina dopo avere soccorso un peschereccio tra Libia e Calabria con a bordo 600 persone. Nella città dello Stretto sono scese 179 persone ma sulla banchina sono state deposti anche cinque cadaveri: da accertare le cause della morte. Le altre persone sono state dirottate verso Portopalo di Capo Passero, Catania e Crotone. Tra i migranti vi sono trenta minori non accompagnati.

Quasi 700 arrivi in un solo giorno

Sono 674 in totale le persone salvate ieri – alcune recuperate direttamente dall’acqua – da motovedette della capitanerie e della Guardia di finanza e dalla nave mercantile Nordic che sono state trasbordate su nave Diciotti della Guardia Costiera, per poi arrivare a terra. Ma è Lampedusa il porto dove più forte si sente la pressione degli arrivi anche se sull’isola con le spiagge caraibiche e il mare turchese i turisti non sanno cosa avviene a poche centinaia di metri dai loro teli posati sulla sabbia. Ventisei recuperi di barche, con oltre 600 persone, sono avvenuti fra la notte e la mattinata a Lampedusa dove, ieri, invece, c’erano stati un totale di 13 arrivi di imbarcazioni, gran parte recuperate a largo, con poco meno di 350 persone.

Come sardine nel centro di prima accoglienza

L’hotspot è stracolmo con oltre 1.500 ospiti (la capienza massima sulla carta è di 350 posti), e le condizioni di vita delle persone non sono tra le migliori con temperature elevate e sovraffollamento. Alcuni barchini con migranti sono riusciti a giungere direttamente la terraferma, fra Cala Pisana e molo Madonnina. L’emergenza è cominciata a mezzanotte quando 4 tunisini, fra cui una donna, sono approdati a Cala Pisana con un gommone di 2 metri. La Guardia di finanza, poco dopo, a mezzo miglio dalla costa, ha intercettato un’imbarcazione di 13 metri, partita da Zawija (Libia), con 123 pakistani, bengalesi, egiziani e sudanesi. La stessa motovedetta delle Fiamme gialle, nel rientrare in porto, ha intercettato un natante di 6 metri, partito da Zarzis (Tunisia), con a bordo 14 tunisini, fra cui 4 minori. A circa 4 miglia da Capo Ponente è stata invece bloccata una barca con 33 siriani ed egiziani, fra cui 10 donne e 2 minori. Direttamente a molo Madonnina è giunto poi un barchino di 5 metri, partito da Zarzis, con a bordo 13 tunisini, fra cui 4 minori. E così via un susseguirsi di sbarchi di migranti fermati a largo con i loro natanti: 111 tra afghani, pakistani, sudanesi, etiopi, somali, nigeriani, senegalesi ed eritrei, poi 13 tunisini e ancora 73 persone su 4 barche, poi altri 36 migranti e poi ancora altri 73.

I trasferimenti e i ricoveri

In serata un trasferimento di 123 migranti con il traghetto di linea per Porto Empedocle. Sea watch ha segnalato che “dopo i 4 soccorsi effettuati ieri, a bordo di SeaWatch3 abbiamo a bordo 428 persone, tra cui donne, bambini, una donna incinta di 9 mesi e un paziente con gravi ustioni costantemente monitorati dal team medico. Se non fossimo stati presenti quale sarebbe stata la loro sorte?”. E così la donna, col marito, e un bimbo piccolo con ustioni, e i suoi genitori, sono stati portati al Poliambulatorio dell’isola. Alla Ong tedesca fa eco Sos Mediterranee: “La Ocean Viking ha avvistato un gommone sovraffollato in pericolo nelle acque internazionali al largo della Libia con 87 persone, di cui 57 minori non accompagnati, e sono state soccorse dalle nostre squadre. Nessuno di loro aveva giubbotti di salvataggio. I sopravvissuti sono ora accuditi dalle squadre della Croce Rossa e di Sos Mediterranee”.

Musumeci all’attacco “fermare illusioni e retorica buonista”

Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci dice che “nel prossimo governo di centrodestra la tutela dei confini deve tornare ad essere una priorità, contro la misera tratta di disperati che vengono illusi da ignobili mercanti di morte. Smettiamola con la retorica buonista, chi dice che va tutto bene condanna alla disperazione decine di migliaia di uomini e donne. Accogliere i profughi è un dovere morale, apparire il ventre molle d’Europa è contro il diritto dei popoli di autodeterminarsi”.