Le fiamme Gialle della Sezione Operativa Navale di Milazzo, in sinergia con i funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) di Messina, hanno sottoposto a sequestro preventivo un motoveliero di lusso ormeggiato a Lipari per il quale non erano state assolte le formalità doganali ed i diritti di confine.

L’indagine

L’indagine condotta dai finanzieri ha consentito di accertare che il proprietario, un cittadino italiano, aveva introdotto il bene extra-UE nel territorio dell’Unione senza adempiere alle dovute formalità, conseguendo un risparmio di Iva di oltre 100.000 euro.

L’unità navale, infatti, era stata acquistata in Libano nel 2019 e, dopo una prolungata permanenza in Turchia, era stata introdotta nelle acque territoriali nazionali con successivo cambio di bandiera e di destinazione, nel tentativo di eludere la normativa doganale in materia di importazione ed immissione temporanea dei mezzi di trasporto.

L’operazione condotta dalla Sezione Operativa Navale di Milazzo, congiuntamente ai funzionari doganali dell’Ufficio Dogane e Monopoli di Messina, si inserisce nella più ampia attività di vigilanza costiera e controllo economico del territorio assicurata quotidianamente dai reparti del comparto aeronavale del Corpo, impegnati nella salvaguardia degli interessi economico-finanziari nazionali e di quelli dell’Unione Europea.

L’operazione a Termini Imerese

Operazione simile qualche temp fa a Termini Imerese, dove era stata sequestra e poi dissequestrata dai giudici del tribunale del riesame una barca a vela di 15 metri, dal valore di circa 150 mila euro e battente bandiera delle Isole Cook, ormeggiata nel porto di Termini Imerese. L’imbarcazione era stata sequestrata dai funzionari Adm di Palermo per contrabbando.

La contestazione alla società proprietaria del mezzo è quella di averla importata da paesi extra dell’Unione europea in violazione delle norme. La difesa ha ribadito che la barca si trova nelle acque europee dal settembre del 2018 e poteva restarci, senza violare alcuna legge per 18 mesi, cioè fino al 23 marzo dell’anno scorso quando però il reato contestato alla società era stato depenalizzato.

La presunta violazione, quindi, per la difesa, sarebbe punibile con una sanzione amministrativa e, per l’arco temporale in cui sarebbe avvenuta, non avrebbe alcun rilievo penale. Motivi per i quali l’imbarcazione non avrebbe dovuto essere sequestrata. Le norme restrittive sono state introdotte successivamente e dunque non sono applicabili in modo retroattivo.

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