La Sicilia è la regione che ha subito di più in Italia i tagli alla spesa sugli investimenti pubblici, con “una caduta drammatica” dei flussi: nell’arco di otto anni, dal 2008 al 2016, la spesa pro capite in conto capitale nell’isola è passata da 1.322 a 833 euro a fronte di una media nazionale pari a 1.108 euro (1.552 nel 2008).

E’ quanto emerge dal rapporto “Settore pubblico: flussi finanziari e divari territoriali” elaborato dal servizio statistica e analisi economica del Dipartimento economia della Regione siciliana. Per gli analisti “questo andamento ha inevitabilmente limitato l’efficacia delle politiche di sviluppo e si spiega con i vincoli di finanzia pubblica che sono parte integrante del patto di stabilità concordato con i Paesi dell’Ue”.

Secondo il rapporto, redatto sulla base delle informazioni dell’Agenzia per la coesione territoriale, “le leggi di bilancio del nostro Paese hanno operato dei tagli alle voci più discrezionali, come le spese di investimento piuttosto che aggredire le spese più rigide”.

E in questo quadro “la Sicilia è risultata particolarmente penalizzata dalla contrazione dei flussi gestiti dalle amministrazioni centrali, come pure da quelle regionali a partire dal 2008, mentre le imprese pubbliche nazionali (Eni, Anas e altre) hanno in qualche modo operato in controtendenza”.