La Sicilia con le sue splendide spiagge e i suoi monumenti potrebbe vivere di turismo. Questo lo si dice sempre ad ogni comizio politico e lo si trova in tutti i programmi politici.

Ma potrebbe farlo solo se all’improvvisazione che regna in ogni angolo della regione si mettesse mano alla regolamentazione dell’uso delle spiagge e a una gestione imprenditoriale dei beni naturali che per la lotteria geografica ci sono toccati.

Ed invece è tutto lasciato all’improvvisazione e alla sopraffazione. Così capita che una giornata in spiaggia che dovrebbe essere rilassante, serena e gioiosa rischi di finire in una caserma dei carabinieri con una possibile denuncia per estorsione.

In redazione sono arrivate decine e decine di segnalazioni su quanto sta avvenendo nelle località balneari in tante parti dell’isola.

Sappiamo che gli stabilimenti balneari quelli autorizzati con tanto di concessione danno lavoro e offrono un servizio. Ma sappiamo anche che l’accesso al mare deve essere consentito. E che c’è un tratto di battigia che deve essere di tutti.

Invece come ci segnalano ormai da due anni nelle spiagge di Lampedusa puoi entrare serenamente se paghi e prendi l’ombrellone da alcuni gestori non sempre autorizzati.

Questi con modi non del tutto ortodossi, anzi al limite della minaccia, ti fanno allontanare dall’arenile se non hai affittato il loro ombrellone. E’ successo a tanti.

“Dovrebbe intervenire la procura di Agrigento – dice un turista – perché nell’isola nessuno vede e sente quanto sta succedendo. Ero venuto nel 2016 e non avevano assistito a nulla di simile. Adesso invece se pago e prendo l’ombrellone posso stare in spiaggia altrimenti devo andare via. Ho dovuto minacciare di presentare una denuncia per estorsione per potere stare tranquillo in spiaggia. Diciamo tranquillo visto che i primi minuti sono stati di forte tensione”.

Le segnalazioni arrivano da ogni parte dell’isola dove nelle mete più gettonate fare un bagno costa almeno 20 euro a coppia: San Vito Lo Capo, nella spiaggia palermitana di Mondello, Cefalù e Guidaloca.

Proprio ieri qui nella spiaggia di Castellammare è scattata un’operazione coordinata dalla procura di Trapani e condotta dalla Capitaneria di Porto.

Propria questa operazione ha dato il la a decine e decine di segnalazioni arrivate via Facebook, via Whatsapp in redazione.

In queste zone sono sempre più numerose le richiesta di varchi a mare. Poi ci sono tratti di spiaggia che diventano privati. E in questo caso la battaglia diventa legale con ricorsi e contro ricorsi.

Forse sarebbe il caso di mettere mano ad un riordino di questo settore dove girano tantissimi soldi che finiscono sempre nelle stesse tasche, tutto a danno dei bagnanti che vorrebbero trascorrere solo qualche giorno di mare per rigenerarsi dopo un anno di lungo lavoro.

“Le nostre spiagge non possono diventare un far west dove, fuori da ogni regola, qualche furbo delinquente sfrutta la buona fede dei turisti per fare soldi facili.
È inammissibile!
Ne parlerò con l’assessore di competenza e con il comando della capitaneria di porto per avviare tutti i controlli utili a sventare gli abusivi.
L’ho detto più volte, serve una nuova normativa, seria e dettagliata, nei limiti delle competenze delineate da Roma e Bruxelles, e non norme estemporanee portate direttamente in Aula senza criterio e approfondimenti giuridici, col risultato ovvio di vederle impugnate.
Questo è un tema importante perché può davvero portare sviluppo e lavoro. Bisogna emanare una normativa chiara e che riesca sia a rispettare la libera concorrenza, evitando monopoli, sia a garantire la tutela dell’ambiente, e qui penso anche al DDL “Sicilia plastic free” ancora in attesa del voto finale in aula ed il diritto di avere aree di libero accesso al mare”. Lo ha detto il deputato regionale Giusi Savarino