“Se la Regione siciliana chiedesse, come si vocifera in queste ore, la proroga dell’avvio delle nuove Autorità portuali volute dalla legge nazionale di riordino del sistema varata il 31 agosto, sarà il colpo di grazia per i porti siciliani, che si troveranno tagliati fuori dal sistema che va a definirsi e dalla possibilità di partecipare alla richiesta di finanziamenti europei”.

Lo sostengono i segretari generali della Cgil Sicilia e della Filt regionale, Michele Pagliaro e Franco Spanò. La legge di agosto dà la facoltà alle regioni di chiedere la proroga delle ex autorità portuali per tre anni e secondo notizie di stampa sarebbe questo l’orientamento del governo regionale. Ma Cgil e Filt insorgono parlando di “biechi giochi di potere e di interessi legati alle poltrone”, che “ritardando accorpamenti e riordino renderebbero ancora più debole il sistema portuale siciliano”.

“Ci auguriamo che ciò non accada- dicono Pagliaro e Spanò- perché sarebbe paradossale un danno di questa entità per una scelta autonoma della regione”.

La riforma nazionale entrerà in vigore il 15 settembre con la costituzione dei poli portuali di Augusta e Catania, nella Sicilia occidentale di Palermo,Trapani, Termini Imerese e Porto Empedocle e del polo dello Stretto (Messina e Gioia Tauro). Una proroga ritarderebbe gli accorpamenti e la nomina dei nuovi presidenti.

“Si deve invece procedere subito- dicono Pagliaro e Spanò- per evitare che i porti siciliani diventino porti di serie B. La proroga delle ex autorità determinando il mancato accesso ai finanziamenti nazionali ed europei e ai tavoli nazionali di coordinamento , avrebbe infatti effetti negativi sugli investimenti e sull’occupazione aumentando il gap competitivo del sistema portuale siciliano”.

Pagliaro e Spanò sostengono che “la decisione di ritardare la partecipazione alla nuova fase che si apre per i porti italiani e per la logistica collegata, sarebbe devastante per il sistema portuale siciliano e non possiamo consentire – sottolineano- che questo accada dal momento che peraltro la sensazione è che a spingere per questa scelta ci sarebbero lobby e interessi che non quelli di tutti i siciliani”.

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