Peculato, corruzione, truffa, falso: sono alcuni dei reati contestati ai 20 indagati nell’ambito dell’inchiesta del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, guidata dal colonnello Francesco Mazzotta, che ruota attorno agli illeciti nella gestione della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

Le Fiamme Gialle oggi hanno eseguito un sequestro di beni per 900mila euro a sette degli indagati che facevano parte del “cerchio magico” del giudice Silvana Saguto.

Oltre all’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, accusata di avere gestito come una cosa propria incarichi di amministratori giudiziari dei beni sottratti ai mafiosi, sono finiti sotto inchiesta l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, recordman nell’assegnazione di beni sequestrati, e il marito del magistrato Lorenzo Caramma.

Nel provvedimento di sequestro di oltre 1200 pagine si parla di “rapporto di somministrazione corruttiva fra Saguto e Cappellano, per commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione, peculato, falso materiale, falso ideologico e truffa aggravata”.

Indagati anche due colleghi di sezione di Saguto: Fabio Licata e Lorenzo Chiaramonte. Licata risponde di rivelazione di segreto d’ufficio e abuso d’ufficio.

Avrebbe saputo da un pm che l’inchiesta che riguardava la sezione era stata trasferita da Palermo a Caltanissetta e avrebbe informato della rivelazione la Saguto. Chiaramonte è invece indagato per abuso d’ufficio, avrebbe nominato un amico amministratore giudiziario.

Sotto inchiesta per falso e truffa – ed è da lui che parte l’indagine – Walter Virga, giovane professionista nominato da Saguto ad amministrare il patrimonio milionario del costruttore mafioso Rappa, e il padre Tommaso Virga, collega della Saguto ed ex componente del Csm.

Avrebbe fatto pressioni sull’ex presidente perché nominasse il figlio amministratore dei beni Rappa. E lei avrebbe acconsentito pur ritenendo il giovane “una cosa da niente”, come si legge nelle intercettazioni. Indagato anche il docente universitario Luca Nivarra, professore di diritto civile all’università di Palermo e amico di Walter Virga da cui avrebbe avuto un incarico di consulenza realmente mai svolto.

Nel registro degli indagati anche il docente dell’Università di Enna Carmelo Provenzano, anche lui nel cerchio magico della Saguto, e l’amministratore giudiziario Nicola Santangelo.

“Secondo un modulo operativo realizzato attraverso la commissione di delitti di falso ideologico connessi a delitti di abuso d’ufficio – si legge nel decreto – licenziavano dipendenti della società oggetto di sequestro, spesso dotati di alta professionalità, al fine di inserire nelle amministrazioni giudiziarie propri familiari o conoscenti”.

Provenzano per ingraziarsi la Saguto e farsi nominare avrebbe fatto la tesi al figlio Emanuele e le avrebbe fatto regali. Indagata anche la moglie di Provenzano Maria Ingrao, e il collaboratore Calogero Manta.

Per la vicenda della laurea del figlio della Saguto è indagato anche il professore Roberto Di Maria, preside della commissione di laurea, anche lui ha beneficiato di consulenze.

E ancora a finire nel registro degli indagati anche il tenente della Dia Rosolino Nasca e l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo. Cannizzo avrebbe perorato presso la Saguto, di cui era amica, l’assunzione del parente di un collega in una amministrazione giudiziaria.

Nell’elenco anche gli amministratori giudiziari Aulo Gigante, accusato di corruzione, e Antonio Ticali, il padre del magistrato Vittorio Saguto, accusato di avere “trasferito il denaro prezzo della corruzione” e il figlio Emanuele e il cancelliere del tribunale di Palermo Elio Grimaldi.

“Silvana Saguto intratteneva rapporti esclusivi con le persone che le interessavano e agiva secondo un modulo a margherita, ossia senza vi fosse alcuna interferenza tra i rapporti che facevano capo a lei”.

Così uno degli amministratori giudiziari esclusi dal cerchio magico dell’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, indagata per corruzione, descrive ai pm la gestione degli incarichi affidati dal magistrato.

“Lei – spiega ai pm nisseni che oggi nell’ambito della inchiesta hanno sequestrato beni per 900 mila euro – era al centro dei rapporti e da lei si dipartivano petali e raggi, non comunicanti tra loro, rappresentati da professionisti, amministratori giudiziari, colleghi, cancellieri, ufficiali di polizia giudiziaria, rappresentanti del mondo universitario e giornalisti, dai quali la stessa traeva vantaggi e utilità di varia natura”.

Ammonta a circa 900mila euro il sequestro preventivo in corso d’esecuzIone da parte della Finanza dei patrimoni di sette dei venti indagati per gli illeciti nella gestione della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Solo all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, che avrebbe avuto dall’ex presidente Silvana Saguto incarichi in cambio di denaro e favori, sarebbero stati sequestrati 600mila euro.

Sono stati passati al setaccio oltre centotrenta verbali di assunzioni di informazioni da persone informate sui fatti; decine di acquisizioni documentali, presso diversi uffici giudiziari siciliani, presso le Università di Palermo e di Enna, presso la Prefettura di Palermo e il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia; analizzati gli atti di oltre cinquanta procedure di prevenzione, spesso con i relativi provvedimenti di liquidazione.

E’ enorme la mole degli atti della inchiesta dei pm nisseni sulla mala gestione della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo che ha portato a indagare l’ex presidente Silvana Saguto.

L’indagine, nata due anni fa, è sfociata oggi nel sequestro urgente dei beni del magistrato e di altri indagati per corruzione peculato e abuso d’ufficio. Settantanove i capi di imputazione a carico complessivamente di 20 indagati.

Il sequestro preventivo, in corso di esecuzione da parte del personale del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, riguarda anche l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, al quale la Saguto aveva affidato la gestione di numerosi beni sequestrati, Carmelo Provenzano, Maria Ingrao, Roberto Nicola Santangelo, Walter Virga e Luca Nivarra.

Il sequestro è stato disposto in via d’urgenza per il pericolo concreto di dispersione dei patrimoni illecitamente accumulati. Il procedimento nasce da una inchiesta della Procura di Palermo sull’amministratore giudiziario Walter Virga, poi trasmessa a Caltanissetta visto il coinvolgimento della Saguto e del padre di Virga, Tommaso, altro magistrato palermitano.

Le attività di intercettazione, successivamente disposte sulle utenze delle persone sottoposte ad indagini e nei locali della Nuova Sport Car spa, società amministrata da Virga, hanno svelato un sistema di corruzione che vedeva Saguto protagonista.

II magistrato in cambio di regali, favori, come consulenze per il marito Lorenzo Caramma, aiuti ai figli, distribuiva incarichi ai professionisti del suo cerchio magico. Come Gaetano Cappellano Seminara e Carmelo Provenzano, ricercatore dell’università di Enna ricompensato dal giudice per avere fatto la tesi al figlio.

L’inchiesta ha coinvolto anche altri due giudici della sezione che sono stati trasferiti. Mentre Saguto è stata sospesa dalle funzioni e dallo stipendio. Le accuse sono a vario titolo di corruzione, peculato, falso materiale e ideologico, abuso d’ufficio e truffa aggravata.

Gli associati, sfruttando le qualifiche soggettive e i ruoli ricoperti nell’ambito di procedure di prevenzione, e facendo perno sul sistema della gestione dei patrimoni in sequestro e sul procedimento di liquidazione dei compensi per le attività di amministrazione giudiziaria, erano riusciti a strutturare l’attività della Sezione Misure di prevenzione e la gestione dei patrimoni in sequestro secondo modelli organizzativi criminosi, e a creare un sistema di arricchimento illecito improntato a criteri familistici e clientelari.

Stava per vendere la casa, “stiamo per venderla ormai è definitiva”: così l’ex presidente delle misure di prevenzione di Palermo Silvana Sagutodiceva al telefono non sapendo di essere intercettata. “La nostra casa – spiegava – perché dobbiamo coprire i mutui”.

Per i magistrati di Caltanissetta, che l’indagano per corruzione, è la prova del rischio di “dispersione del patrimonio”. Rischio che giustifica, per la Procura, il sequestro d’urgenza eseguito oggi. Il provvedimento viene disposto anche per altri sei indagati.

“L’esecuzione nei confronti della sola Saguto – scrivono i magistrati – rischierebbe di pregiudicare l’apprensione dei patrimoni degli altri indagati su cui gravano gravi indizi di colpevolezza”.

E che “potrebbero mettere in atto strategie elusive o iniziative simulatorie tese a evitare l’aggressione patrimoniale”. E un tentativo di fare sparire beni e sottrarli alla giustizia sarebbe stato fatto anche da un altro indagato, l’avvocato Cappellano Seminara che avrebbe costituito un trust familiare con “finalità elusive” e cercato di realizzare intestazioni fittizie di beni immobili. Sotto sequestro sono finiti dunque immobili, conti correnti e partecipazioni societarie per circa 900mila euro complessivi.