Giuseppe Gianni è stato sospeso dalla carica di sindaco di Priolo Gargallo. Il provvedimento, atteso, è arrivato dal Prefetto di Siracusa, Giusi Scaduto, che ha disposto la sospensione ai sensi del d.lgs. n. 235/2012, la cosidetta Legge Severino).

Il provvedimento è conseguenza della decisione del G.I.P. del Tribunale di Siracusa che, con ordinanza in data 29 settembre scorso, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Gianni, ritenuto responsabile dei reati di istigazione alla corruzione, tentata concussione, falsità materiale e ideologica in atti pubblici.

Le accuse a Gianni

Per alcuni dei reati contestati, secondo i pm, Gianni avrebbe agito in concorso con altri persone sia nel settore del privato sia pubblici ufficiali, che sono stati denunciati.

“Nello specifico, avrebbe intimato a imprenditori locali, abusando delle propria posizione di vertice dell’amministrazione comunale, la dazione di ingenti somme di denaro a società da lui indicate – affermano gli investigatori – al fine di favorire imprese compiacenti nell’ambito delle gare di appalto, secondo la formula del partenariato pubblico – privato, garantendo alle stesse un diritto di prelazione rispetto alle altre società concorrenti.  Analoghe pressioni illegittime sono state fatte per agevolare l’assunzione di persone presso aziende leader del polo industriale siracusano”.

Le intercettazioni

Dalle intercettazioni, per i magistrati è emerso che “il sindaco, nel corso di colloqui con alcuni dirigenti dell’area industriale, minacciava l’effettuazione di penetranti controlli e verifiche, nell’esercizio delle competenze attribuite al Comune nel settore ambientale, nonché l’irrogazione di sanzioni pecuniarie alle aziende che gli stessi rappresentavano, qualora non avessero assecondato le sue richieste», proseguono gli inquirenti.

Inoltre, il sindaco avrebbe «imposto al dirigente di settore l’accoglimento di un’istanza per ottenere il patrocinio di una manifestazione pubblica nonché un contributo economico per l’organizzazione della stessa, incidendo sulla sfera decisionale del funzionario. Analoga condotta sarebbe stata posta in essere nei confronti di un altro dirigente comunale, al fine di imporgli la revoca in autotutela di un provvedimento con effetti sfavorevoli rispetto alla pratica relativa ad un lido balneare sul litorale priolese”, continua l’accusa.

Multe annulate

E ancora, “avrebbe disposto l’annullamento di sanzioni al codice della strada, elevate a privati che hanno richiesto un suo intervento, alterando il contenuto dei verbali, in concorso con personale del Comando della Polizia municipale di Priolo”. L’esecuzione della misura è avvenuta questa mattina e sono state svolte delle perquisizioni presso l’abitazione dell’indagato e degli uffici comunali nella sua disponibilità, con la collaborazione di militari del nucleo Pef della Guardia di Finanza.

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