• Il pm della Dda di Catania ha chiesto le condanne per il clan Bronx
  • Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga
  • Formulate richieste per 44 anni

Il pm della Procura distrettuale antimafia Alessandro La Rosa ha chiesto, nel complesso, 44 anni ed 8 mesi di carcere, nei confronti di 4 esponenti del clan Bronx di Siracusa, che avrebbero gestito un lucroso traffico di droga.

Le richieste di condanna

Queste le richieste formulate dal pubblico ministero al gup del Tribunale di Siracusa (il processo si celebra con il rito abbreviato) al termine della requisitoria: 18 anni per Giuseppe Scordino,  49 anni; 8 anni per Giuseppe Capodieci, 50 anni; 8 anni e 8 mesi Carmelo Nillo, 34 anni;  10 anni per Francesco Salemi, 52 anni.

L’inchiesta

L’inchiesta, denominata Bronx 2 conclusa dai carabinieri nel febbraio dello scorso anno,  è il prosieguo dell’operazione Bronx, portata a termine dagli stessi militari nel 2018 e culminata con gli arresti di 18 persone, tra cui Francesco “Cesco” Capodieci, il capo di questa banda, diventato da alcuni mesi un collaboratore di giustizia.

Nelle ore successive alla retata, Capodieci fuggì insieme ad altri, alla retata di 3 anni fa dei carabinieri ma fu scovato, nelle settimane successive, in un casolare alle porte di Canicattini Bagni, Comune della zona montana di Siracusa.  Il processo, per questo troncone di inchiesta è arrivato in secondo grado con condanne pesanti emesse dai giudici della Corte di Appello di Catania.

Dopo l’operazione di 3 anni fa, i 4 imputati avrebbero proseguito il traffico di droga, cocaina, marijuana ed hashish nel cosiddetto rione del Bronx, nella zona nord di Siracusa.

Il traffico nel Bronx

La  banda, da quanto emerso nell’inchiesta della Dda di Catania, avrebbe avuto il controllo del loro territorio, nel rione del Bronx, nella zona di Bosco Minniti, a nord di Siracusa, grazie all’uso di alcune vedette che segnalavano l’arrivo delle forze dell’ordine. Non c’erano solo dei guardiani posti in cima alle palazzine che comunicavano con fischi o segni convenzionali, evitando di non fare troppo rumore.