​Un detenuto sottoposto al regime di sorveglianza particolare ristretto nel reparto “Tirreno”, del carcere di Trapani ha appiccato il fuoco alla propria cella utilizzando indumenti e il materasso, con il dichiarato intento di ottenere un trasferimento. In pochi istanti, i locali sono stati invasi da una densa coltre di fumi tossici, annullando ogni visibilità e rendendo l’aria irrespirabile. L’intervento degli agenti della polizia penitenziaria ha evitato il peggio.

Tre agenti sono entrati nella cella satura di fumo per mettere in salvo il detenuto e mettere in sicurezza l’intero reparto. Tutti e tre sono stati trasportati d’urgenza al pronto soccorso dell’Ospedale di Trapani, dove si trovano attualmente in osservazione e sottoposti a ossigenoterapia per la grave inalazione di fumi tossici.

Rocco Parrinello segretario provinciale di Trapani del Sinappe

Il Sinappe evidenzia inoltre che lo stesso detenuto, nella giornata di ieri, si è reso protagonista di un ulteriore e grave episodio di violenza, procurando la frattura di un polso a un altro agente di Polizia Penitenziaria, costretto a ricorrere alle cure ospedaliere.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a fatti che mettono in luce le gravissime criticità operative e di sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, dove il personale è quotidianamente costretto a operare in condizioni di costante emergenza, con organici insufficienti, carenza di mezzi adeguati e la presenza di detenuti violenti che spesso non vengono collocati in strutture idonee.

Il Sinappe esprime piena solidarietà e vicinanza ai colleghi coinvolti, augurando loro una pronta guarigione, e ribadisce con forza la necessità di interventi immediati e concreti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento, affinché siano garantite condizioni di lavoro sicure, la tutela dell’incolumità del personale e il ripristino della legalità all’interno degli istituti penitenziari.

Mimmo Nicotra presidente nazionale Consipe

Solidarietà del presidente nazionale del Consipe Mimmo Nicotra. ​“Esprimo la massima solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti, ai quali va il nostro ringraziamento per aver dimostrato, ancora una volta, l’alto senso del dovere della Polizia Penitenziaria. Ma il coraggio dei singoli non può continuare a coprire le falle di un sistema che non funziona. È inaccettabile che a Trapani continuino ad essere inviati soggetti in regime di 14-bis: la struttura e l’attuale organizzazione non sono minimamente in grado di gestire detenuti di tale pericolosità e instabilità”.

​Nicotra rivolge un appello diretto ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria:

​“Chiediamo un intervento urgente e risolutivo al Capo del DAP, Stefano Carmine De Michele, e al Vice Capo Massimo Parisi. È necessario rivedere immediatamente la pianta organica e le dotazioni di sicurezza del reparto Tirreno. Alla Direttrice Generale del Personale, Rita Monica Russo, chiediamo garanzie sulla tutela della salute dei nostri agenti, quotidianamente esposti a livelli di stress e rischio non più sostenibili. Non possiamo aspettare il morto per capire che Trapani non è il luogo adatto per questo tipo di utenza.”

​La Consipe continuerà a monitorare le condizioni di salute dei colleghi ospedalizzati e non escluderà ulteriori forme di protesta se non giungeranno segnali concreti da Roma circa l’allontanamento di soggetti incompatibili con la struttura trapanese.

Gaspare D’Aguanno Sappe, “Ora basta”

Il Sappe esprime solidarietà ai colleghi che, durante l’espletamento del proprio servizio all’interno dell’Istituto Penitenziario “Pietro Cerulli” di Trapani, hanno inalato fumo tossico a seguito dell’ennesimo grave episodio critico. Lo afferma Gaspare D’Aguanno, segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria esprime piena e incondizionata. “Un detenuto, sottoposto al regime di cui all’art. 14-bis O.P., ha appiccato deliberatamente il fuoco al materasso all’interno della propria cella, mettendo seriamente a rischio non solo la propria incolumità ma anche quella del personale e dell’intero reparto”, spiega il sindacalista. “I poliziotti, con prontezza, professionalità e altissimo senso del dovere, sono intervenuti senza alcuna esitazione, riuscendo a far uscire il detenuto dalla cella invasa dal fumo al solo fine di salvargli la vita, esponendosi direttamente a un grave pericolo per la propria salute.” A seguito dell’intervento, tre poliziotti penitenziari sono rimasti coinvolti e si è reso necessario il trasporto presso il nosocomio locale per accertamenti sanitari. Al momento non sono ancora noti i giorni di prognosi, a ulteriore dimostrazione della gravità dell’episodio e delle conseguenze fisiche subite dal personale.
“Ancora una volta”, prosegue D’Aguanno, “la Polizia Penitenziaria dimostra di essere l’unico vero presidio di sicurezza all’interno degli istituti, costretta a operare quotidianamente in condizioni di emergenza, con gravi carenze di organico e insufficienti tutele, pagando spesso in prima persona le conseguenze di una gestione penitenziaria inefficace. Il SAPPE condanna fermamente l’ennesimo episodio critico che evidenzia come il personale continui a lavorare in ambienti ad alto rischio, anche in presenza di detenuti sottoposti a regimi restrittivi, senza adeguate misure di prevenzione e protezione. E pretende interventi immediati e concreti da parte dell’Amministrazione affinché venga finalmente garantita la sicurezza, la salute e la dignità professionale dei poliziotti penitenziari”.
“Non è più accettabile che chi garantisce ordine, legalità e salva vite umane, continui a essere lasciato solo”. Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime vicinanza e solidarietà ai poliziotti intossicati: “va detto e ribadito che chi aggredisce un membro delle Forze di Polizia attacca lo Stato; quindi, la risposta deve essere ferma per evitare emulazioni. Il SAPPE riconosce una maggior attenzione di questo Governo e dell’Amministrazione Penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”. Denuncia le gravi carenze di organico nei ruoli della Polizia Penitenziaria e la necessità di una riorganizzazione nazionale complessiva dei circuiti detentivi: “il Corpo garantisce legalità e sicurezza negli istituti penitenziari, favorendo la rieducazione dei detenuti grazie a professionalità e umanità, evidenziando come un carcere sicuro, attento al reinserimento sociale e al contrasto delle attività illecite contribuisce alla sicurezza nazionale secondo i principi costituzionali”. “Ma per continuare a farlo”, conclude Capece, “servono uomini e risorse, anche normative. Il SAPPE riconosce una maggior attenzione di questo Governo e dell’Amministrazione Penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”.