Una chiesa colma di ascoltatori, il silenzio partecipe di chi si lascia condurre, la musica come chiave di lettura profonda della storia europea. Gaudete – Le radici cristiane del Natale europeo non è stato soltanto un concerto, ma un’esperienza culturale e spirituale condivisa, capace di restituire senso e profondità a un tempo spesso ridotto a consuetudine.

Tutto nasce da un fatto preciso, fondativo: la nascita di Cristo. Da quell’evento – il più decisivo e rivoluzionario della storia dell’Occidente – si sono rigenerati linguaggi, simboli, valori, forme artistiche e musicali che ancora oggi parlano all’uomo contemporaneo. È da lì che prende forma l’intero percorso proposto, in un dialogo vivo tra musica, memoria e meditazione, dove il suono diventa racconto e la storia si fa esperienza viva.

La chiesa di San Giuseppe Cafasso, gremita in ogni ordine di posti, ha accolto un pubblico curioso e partecipe, affascinato da un repertorio di grande suggestione, dal gusto medievale e rinascimentale, articolato in un programma vario e avvincente. Dal Medioevo al Rinascimento, fino a toccare il Settecento con le pastorali natalizie di P. Altieri e D. Zipoli, la musica ha tracciato un percorso coerente e coinvolgente, capace di unire rigore e comunicatività senza mai rinunciare alla profondità. 

La serata è stata resa possibile dall’invito di Don Massimiliano Turturici, parroco della comunità di San Giuseppe Cafasso, che ha voluto offrire questo concerto al territorio come occasione di ascolto, riflessione e condivisione. Con un’introduzione intensa e partecipata, il parroco ha aperto la serata richiamando il senso profondo del Natale come evento fondativo della civiltà europea, sottolineando il valore della musica quale strumento privilegiato di meditazione, incontro e crescita comunitaria. 

Ne è scaturita una serata di autentica bellezza: arte, musica e riflessione sulle origini del Natale e sui valori che da esse discendono – bontà, giustizia, legalità – valori che, privati della loro radice, rischiano di ridursi a formule astratte, prive di spessore e direzione. In questo senso, la musica non è stata semplice ornamento, ma linguaggio vivo, capace di restituire unità tra fede, cultura e responsabilità civile.

Protagonista della serata il coro Giovanni Pierluigi da Palestrina, diretto da Giosuè D’Asta, organista della Cattedrale di Palermo, interprete capace di coniugare chiarezza interpretativa, profondità espressiva e senso del racconto musicale. Accanto al coro, un ensemble strumentale di grande qualità: Silvio Natoli (viella e arciliuto), Claudio Arena (flauti), Giuseppe Valguarnera (percussioni storiche), con lo stesso Giosuè D’Asta all’organo positivo, in un equilibrio sonoro raffinato e sempre funzionale al testo e al contesto.

Un concerto che ha saputo parlare a tutti, al di là delle appartenenze culturali, riaffermando con naturalezza che la musica – quando è pensata, studiata e vissuta – è uno strumento potente di dialogo, consapevolezza e crescita civile e spirituale. 

“Gaudete ha anche ricordato con forza che il patrimonio musicale italiano non coincide esclusivamente con l’opera o con la tradizione lirica, per quanto centrali e preziose – dice il maestro Giosuè D’Asta –. Un Paese che possiede uno dei lasciti musicali più vasti, articolati e influenti al mondo rischia ancora oggi di raccontarsi attraverso una porzione limitata della propria storia sonora, privilegiando ciò che è più noto e rassicurante a scapito della complessità, della ricerca, del rischio e della responsabilità culturale. Eppure è proprio in queste pagine – medievali, rinascimentali, barocche – che si riconoscono la profondità, la pluralità e le radici stesse di quella civiltà musicale da cui ogni sviluppo successivo prende forma. La tradizione non è ripetizione. È conoscenza, visione, scelta. Una serata splendida, intensa, necessaria. Una testimonianza viva di come il patrimonio musicale europeo – e italiano in particolare – continui a essere una risorsa attuale, capace di unire, interrogare e illuminare il presente”.

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