Ricorre oggi il 46°anniversario della barbara uccisione del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella assassinato di fronte la sua abitazione in via Libertà il 6 gennaio del 1980. Un omicidio che scosse la Sicilia e che visse una delle prima stagioni di insabbiamento secondo le recenti indagini della Procura di Palermo. A ricordarlo oggi in via Libertà c’erano personale il presidente Renato Schifani e il sindaco Roberto Lagalla.
Schifani: “Mattarella punto di riferimento ancora attuale”
“Piersanti Mattarella rappresenta ancora oggi un punto di riferimento essenziale per tutti coloro che credono nella buona politica, nella legalità e nel riscatto morale della Sicilia. Il suo coraggio nell’opporsi alle infiltrazioni mafiose e la sua integrità nell’esercizio delle funzioni pubbliche sono un’eredità preziosa che continua a ispirarci” ha detto il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani intervenendo alla commemorazione.
“Il tempo trascorso non cancella l’esigenza di verità e giustizia. Auspichiamo – aggiunge Schifani – che le nuove attività investigative in corso possano finalmente fare piena luce su questo omicidio. Figura di spicco riconosciuta anche a livello nazionale per una visione nuova e riformatrice della politica, fedele ai valori della Costituzione e strenuo difensore dello Statuto siciliano che considerava strumento fondamentale di sviluppo per questa terra, il suo esempio continua a indicarci la strada per una Sicilia libera dalla mafia e proiettata verso il progresso economico e sociale”.
Tamajo: “Chiamati a difendere quei valori”
“L’eco dell’assassinio di Piersanti Mattarella — oggi, a quarantasei anni di distanza — non ritorna come una polverosa pagina d’archivio, ma come una ferita che continua a interrogare la coscienza della Repubblica. In queste settimane, nuovi passaggi giudiziari ci ricordano che attorno a quel delitto non tutto è stato chiarito, e che nel tempo, anche dentro gli apparati dello Stato, si sono annidate zone d’ombra che hanno rallentato il cammino della verità”.
“Non è soltanto cronaca: è la dimostrazione che la verità può essere ritardata, ma non cancellata. Piersanti Mattarella fu ucciso perché aveva compreso che la Democrazia Cristiana doveva tornare a essere ciò che prometteva di essere: una forza di rinnovamento, non di equilibrio opaco; una politica di riscatto civile, non di prudente rassegnazione. Aveva scelto la strada più difficile: quella della legalità come metodo di governo”.
“Oggi, come allora, siamo chiamati a difendere quei valori che non passano di moda: la centralità della persona, la responsabilità pubblica, il rigore morale nello svolgimento della cosa pubblica. Valori che non sono slogan, ma architravi di una democrazia che vuole restare credibile”.
“Ricordare Piersanti Mattarella non significa fermarsi alla commemorazione del sacrificio, ma assumersi un impegno: pretendere verità, trasparenza e giustizia. Significa ribadire che lo Stato deve essere riconoscibile, affidabile, inequivocabilmente dalla parte dei cittadini onesti”.
“Oggi, nel rendere omaggio a un grande democratico democristiano, rinnoviamo quella stessa scelta di campo: contro la mafia, contro ogni forma di corruzione, contro ogni tentazione di oscurare la verità. Perché chi ha creduto che il silenzio potesse essere una soluzione, ha perso. La memoria non è un atto di pietà: è un mandato civico”.
Lagalla: “Un dovere che non è solo memoria”
“A quarantasei anni dall’omicidio mafioso di Piersanti Mattarella, Palermo e la Sicilia intera rinnovano un dovere che non è solo della memoria, ma della coscienza civile. Piersanti Mattarella non fu soltanto una vittima della violenza mafiosa: fu un presidente della Regione che seppe indicare, con largo anticipo sui tempi, una Sicilia possibile, fondata sulla legalità amministrativa, sul rigore morale e sulla netta separazione tra politica e interessi criminali. Il suo assassinio ha segnato uno spartiacque drammatico nella storia del nostro Paese, mostrando quanto potesse essere pericolosa una politica autenticamente riformatrice in una terra soffocata da poteri occulti e collusioni. Per la Sicilia, Mattarella ha rappresentato il tentativo concreto di rompere un sistema, pagando con la vita la coerenza delle proprie scelte” ha detto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.
La riapertura delle indagini
“In questa ricorrenza, desidero esprimere un ringraziamento sincero alla Procura della Repubblica di Palermo che, nonostante decenni di misteri, zone d’ombra e depistaggi, continua con determinazione e rigore a cercare la verità su un delitto che ha sconvolto la coscienza democratica del Paese. Gli sviluppi investigativi degli ultimi mesi dimostrano che la ricerca della giustizia non conosce prescrizione morale e che lo Stato non rinuncia, anche a distanza di tanti anni, al compito di fare piena luce.
Ricordare Piersanti Mattarella oggi significa ribadire che la sua lezione politica e umana resta attuale: una lezione di responsabilità, sobrietà e servizio alle istituzioni che Palermo e la Sicilia sono chiamate a raccogliere ogni giorno” ha concluso il sindaco Roberto Lagalla.
Per il deputato regionale Marco Intravaia che è componente della Commissione antimafia “Il sei gennaio di 46 anni fa la mafia spezzò la vita ad un servitore dello Stato che non si era piegato ai compromessi e ai ricatti mafiosi. Ne onoriamo la memoria quale esempio da seguire, sia per i rappresentanti delle Istituzioni che per la società civile, per realizzare quella Sicilia “con le carte in regola” che ispirava la sua azione politica, un obiettivo che resta di grande attualità. Ognuno di noi può fare la sua parte, impegnandosi con onestà e trasparenza nella nostra vita quotidiana e rifiutando i compromessi del malaffare”.
Cracolici: “Verità mancante punto nero della democrazia”
“La verità che manca sull’omicidio di Piersanti Mattarella è un punto nero della nostra democrazia. Fare chiarezza su quegli anni e sul contesto che portò all’assassinio di un presidente della Regione che sperava in un cambiamento per la sua terra, che aveva un’idea di Sicilia diversa, ‘dalle carte in regola’, libera dalla rassegnazione e dalle corruttele, è il senso che anima giornate di memoria come quella di oggi. Il suo impegno deve essere uno stimolo per tutti noi a non cedere alla rassegnazione e all’indifferenza contro la mafia” ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.
Barbagallo: “Delitto che resta un mistero senza mandanti”
“Un delitto senza verità, tra depistaggi e fastidiosi silenzi. Quello di Piersanti Mattarella è ancora un mistero, sia sui mandanti sia sugli esecutori materiali. Apprezziamo lo sforzo della Procura di Palermo che è riuscita ad aprire squarci di luce e sosteniamo i magistrati che continuano a cercare la verità, nonostante il tempo trascorso. Oggi è il giorno del ricordo di un presidente della Regione che sognava una Sicilia dalle carte in regola, un fine legislatore e profondo conoscitore della macchina amministrativa regionale, un politico che non è mai sceso a compromessi ispirato unicamente dal bene supremo per la Sicilia e i suoi cittadini e cittadine. Un riferimento fondamentale per chi si occupa della cosa pubblica in Sicilia, dove la classe politica e dirigente non si dimostra allo suo stesso livello” ha detto il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, a margine della commemorazione di Piersanti Mattarella.






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