Un passo decisivo verso la realizzazione di una moderna infrastruttura sportiva e per eventi in città. Arriva a Palermo la Grand Stand Arena, una struttura polifunzionale che sorgerà in un’area adiacente alla Piscina comunale nelle vicinanze del Parco della Favorita. Tuttavia, il progetto ha immediatamente sollevato una ferma opposizione da parte delle minoranze, che contestano la scelta della localizzazione e la natura della struttura stessa. Infatti, la Grand Stand Arena non è di nuova costruzione. Si tratta di una struttura originariamente realizzata e utilizzata per eventi sportivi a Roma e che l’amministrazione intende trasferire e rimontare a Palermo.
Le minoranze hanno lamentato che l’iniziativa “rischia di trasformare Palermo nell’ennesima destinazione finale di strutture dismesse altrove”; la città viene trattata come deposito dell’usato anziché investire in opere nuove o nella vera riqualificazione delle periferie. C’è scontro anche per la scelta del sito, “la Favorita è un parco urbano centrale, di pregio ambientale, non una periferia degradata”. L’installazione di una grande struttura viene vista come una potenziale compromissione del paesaggio e dell’equilibrio ambientale.
“La scelta dell’area risponde a criteri funzionali e strategici: da un lato va a completare l’asse dello sport di viale del Fante, dove il Comune è già impegnato nella ristrutturazione della Piscina comunale; dall’altro offre adeguate possibilità di parcheggio e collegamenti con il trasporto pubblico, rendendo l’impianto facilmente accessibile a tutta la città. L’ubicazione dell’impianto, inoltre, ricade in un’area limitrofa al perimetro della riserva naturale del Parco della Favorita, che gli uffici dell’Area Urbanistica hanno attestato essere ricadente in “Area omogenea F3″ destinata, appunto, ad attrezzature sportive”, dichiara il sindaco Lagalla.
“Questa delibera – prosegue – è il risultato di una solida intesa interistituzionale tra il Comune di Palermo, il Commissario Straordinario di Governo e Sport e Salute. Un lavoro condiviso che può portare finalmente in città una struttura polifunzionale che oggettivamente manca, non solo per lo sport ma anche per gli eventi e gli spettacoli”.
La Grand Stand Arena, destinata a ospitare competizioni, tra cui tennis e padel, ed eventi culturali, è stata presentata anche come un progetto di rigenerazione sociale.
L’opposizione mette anche in dubbio il riferimento al Modello Caivano bis, sottolineando che il Decreto-legge di rigenerazione sociale individua per Palermo tassativamente solo il quartiere Borgo Nuovo come area destinata ad interventi. Installare una struttura in un parco centrale e vincolato come la Favorita sarebbe una “forzatura della legge per un’operazione politicamente discutibile” e sarebbe più opportuno porre attenzione ai quartieri da riqualificare.
Dunque, da un lato l’amministrazione difende la Grand Stand Arena come occasione di rilancio sportivo, culturale ed economico, oltre che come occasione di rigenerazione urbana. Dall’altro, i critici chiedono di spostare l’attenzione e le risorse sulle emergenze quotidiane di Palermo.
L’investimento complessivo per il Comune di Palermo è di 6.386.000 euro, in parte finanziati con economie di gara generate all’interno del programma di spesa POC Metro 2014/2020. Nelle prossime settimane prenderà il via la fase di progettazione e autorizzazione. Il processo seguirà lo standard definito dal codice dei Contratti Pubblici, garantendo trasparenza e il coinvolgimento obbligatorio di tutti gli enti preposti al rilascio dei pareri necessari.
Toni sopra le righe per l’esponente di opposizione Carmelo Miceli che sui social sfoga tutta la sua contrarietà: “L’uso del decreto “Caivano” per realizzare la Grand Stand Arena accanto al Circolo del Tennis è scandaloso! Il decreto Caivano è un provvedimento che prevede che in alcune zone “svantaggiate” specificatamente individuate, si possano realizzazione di opere “in deroga” alle norme Nazionali e regionali, quindi con procedure semplificate affidate ad un Commissario, ma a condizione che tali opere siano destinate al “risanamento e alla riqualificazione funzionali” scrive Miceli.
Solo Borgo Nuovo fra i quartieri svantaggiati
“Ecco, tra i quartieri “svantaggiati” tassativamente indicate dalla norma c’è soltanto quello di Borgo Nuovo”, ed è solo a Borgo Nuovo che si possono realizzare opere “in deroga”, da destinare – recita testualmente la Legge – a “contrastare i fenomeni di degrado, vulnerabilità sociale e disagio giovanile attraverso la rigenerazione del tessuto urbano e sociale’ di quel quartiere”. Ebbene, con quale coraggio Lagalla pensa che il modo più giusto di aiutare i giovani di Borgo Nuovo sia collocare un’opera di quel tipo accanto ad un Circolo del Tennis frequentato storicamente dalla borghesia della Città? Davvero il Professore pensa che sia possibile superare i vincoli di legge asserendo che gli obiettivi del decreto si potranno raggiungere per effetto di una semplice immissione “in rete” di tale strutturale con quelle esistenti nella periferia? Con le stesse somme che si stanno impiegando per questa opera (6,385 milioni di cui 3 a totale carico delle casse comunali), quanti impianti e opere si potevano realizzare a Borgo Nuovo? La verità è che a Lagalla questo non interessa, e se non spende una sola parola riguardo alle finalità sociali dell’opera é solo perché il ricorso al decreto Caivano, al decreto “speciale” per Borgo Nuovo, é una scorciatoia per aggirare la burocrazia. Un imbroglio immorale del quale sarà chiamato a rispondere in ogni sede!” conclude






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