Le sonde metereologiche usate dall’aeronautica militare per studiare il clima e prevedere il tempo che fine fanno, una volta esauste? Cadono al suolo e diventano rifiuti non più utili a nessuno.

Nasce da questa considerazione il gruppo di amatori che ha scelto di inseguirle e recuperarle sia per l’ambiente che per trasformarle in qualcosa di curioso. Cercano e recuperano radiosonde dell’aeronautica militare, avventurandosi nella natura: sono il gruppo P.I.R.S – Pronto Intervento Recupero Sonde – che nasce nel 2019 grazie al suo fondatore Pietro Faraone, prima soltanto a livello regionale, ma adesso invece si è espanso in tutta Italia, partendo nel 2019 con 3 membri e arrivando fino a 200 “cacciatori”. La mostra organizzata dal gruppo e tenutasi all’Erredue Bistrot, espone diverse radiosonde recuperate, tutte con le loro uniche storie; e anche diverse radio e apparecchi elettronici collegati all’attività di ritrovamento.

Il primo recupero che ha inaugurato la fondazione è stato a Monte Pellegrino, a 200 m dal mare. Ma come si recupera una radiosonda? 

Innanzitutto la radiosonda parte 2 volte al giorno dal sito di lancio dell’aeronautica militare di Trapani Birgi. “Il nostro compito durante questi lanci è quello di monitorare la radiosonda tramite apparecchiature che commutano le frequenze radio in coordinate, latitudine e longitudine, – ci spiega Pietro Faraone, il fondatore del gruppo – che ci danno quindi le coordinate esatte per il ritrovamento. Una volta che viene lanciata arriva tramite il pallone riempito con elio, con un paracadute all’interno. Nel momento in cui arriva a 33 mila metri scoppia, e tramite il paracadute riesce ad atterrare ad una distanza massima di 200 o 300 km da dove è stato lanciato. Infine poi interveniamo noi facendo la previsione di atterraggio se non si hanno le coordinate, smistiamo il cacciatore più vicino del gruppo al luogo per il recupero.”

Tutto nasce per passione, eppure, dietro questi ritrovamenti c’è soprattutto una nobile causa: aiutare l’ambiente rimuovendo queste sonde disperse. Spesso la missione per il ritrovamento è travagliata, e per arrivare al determinato punto in cui è arrivata la sonda si devono affrontare percorsi tortuosi. Le sonde non appena ritrovate non vengono cestinate, ma vengono catalogate su un sito chiamato sondehub.com e radiosonde.info , e poi possono essere o appunto conservate o, come fanno i radioamatori, modificando le radiosonde su frequenze radioamatoriali, inseriscono poi il loro nominativo per la trasmissione dei dati su un sito che si chiama prs.fi.

I “cacciatori senza armi”, come si chiamano tra loro i membri del gruppo, sono dei radioamatori con un grande senso dell’avventura, smossi da una enorme passione che li guida in tutte le missioni, anche le più folli.