La Procura della Repubblica di Caltagirone ha disposto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ventisette persone, accusate di aver messo in piedi un articolato sistema di frode ai danni dello Stato e degli enti previdenziali. L’inchiesta, condotta dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria insieme ai militari della compagnia di Caltagirone tra il 2020 e il 2022, ha svelato quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio mercato delle certificazioni mediche.
L’attività investigativa, supportata da intercettazioni tecniche, pedinamenti e analisi documentali, ha permesso di ricostruire come diversi specialisti avrebbero rilasciato diagnosi false per patologie inesistenti o aggravate. Tali certificazioni erano lo strumento indispensabile per ottenere indebitamente pensioni di invalidità civile e altri benefici assistenziali previsti dalla legge. Il sistema coinvolgeva una rete eterogenea: oltre ai privati cittadini beneficiari delle somme, figurano tra gli indagati quattro medici in servizio presso l’Asp di Catania, un commercialista, un avvocato e un sedicente legale.
Il meccanismo criminale ruotava attorno a due figure principali che agivano da intermediari: un commercialista di settantatré anni residente a Scordia e un falso avvocato di quarantasei anni di Caltagirone. I due avrebbero messo in contatto i richiedenti con i medici compiacenti, tra cui due neurologi, un fisiatra dell’ospedale Gravina e Santo Pietro e uno psichiatra del dipartimento di salute mentale. Per ogni pratica, i soggetti interessati avrebbero corrisposto somme di denaro ingenti, variabili tra i duemila e i quattromila euro.
Il nome scelto per l’operazione, “All inclusive”, riflette la natura del servizio offerto dagli intermediari. Il pacchetto completo comprendeva infatti il rilascio di certificati falsi, spesso retrodatati e compilati senza alcuna visita medica effettiva, l’assistenza nella presentazione delle istanze all’Inps e persino la preparazione dei soggetti a simulare i sintomi della patologia durante le visite collegiali. Nei casi di rigetto della domanda, l’organizzazione garantiva anche il supporto legale per i ricorsi presso il tribunale civile.
Secondo quanto documentato dai carabinieri, questa procedura truffaldina sarebbe stata applicata con successo per almeno diciannove posizioni previdenziali. L’inchiesta sottolinea il danno arrecato alla collettività e a coloro che, realmente affetti da disabilità, vedono sottratte risorse pubbliche essenziali. È fondamentale ribadire che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che per tutti gli indagati vige il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.






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