Potrebbero tornare ad essere totalmente italiane le raffinerie Isab, cuore pulsante del Petrolchimico di Priolo, che sfornano il  22 per cento del carburante in Italia e rappresentano un pezzo importante dell’economia siciliana.

Il colosso con tanti problemi

Un colosso gigantesco di proprietà della società cipriota Goi Energy – che l’ha acquistato nel 2023 dalla russa Lukoil, “costretta” a cedere dopo la stretta dell’Unione europea legata alla guerra in Ucraina – ma con tanti problemi per via degli aumenti dei costi di produzione, dei rapporti tutt’altro che lineari con il partner Trafigura, che acquista e vende greggio per conto di Isab, con pochi vantaggi economici per la proprietà, ed infine per il fastidiosissimo braccio di ferro con Litasco, in orbita Lukoil, che vanta un credito di 150 milioni connesso alla vendita del 2023.

Le trattative di vendita con una società italiana

Le raffinerie, infatti, sono al centro di una trattativa di vendita e la società italiana Ludoil Energy S.p.A. (“Gruppo Ludoil”), in una nota diffusa nelle ore scorse, ha affermato che il gruppo “è attualmente coinvolto, in regime di esclusiva, in un processo di due diligence finalizzato alla valutazione di una possibile acquisizione della Raffineria di Priolo Gargallo”.

Fuori Lukoil Italia

Ludoil ha già messo un piede in Isab visto che, nelle ore scorse, è stata ufficializzata la firma di un contratto per “la caricazione e la vendita di prodotti petroliferi, nonché la prestazione dei servizi connessi e accessori, presso la Raffineria di Priolo Gargallo”.

Prende il posto di Lukoil Italia che acquistava i prodotti petroliferi destinati al mercato del Sud Italia e trasportati via terra con autobotti. E’ stata Isab, secondo quanto riportato da Staffetta Quotidiana, a rescindere il contratto ma Lukoil avrebbe inviato un messaggio ai propri clienti per rendere noto che “Isab ha dichiarato il recesso unilaterale e immediato dal contratto di caricazione e vendita in essere con la controllata di Litasco, la società di trading che fa capo alla compagnia russa Lukoil”.

La strategicità della zona industriale: sito di interesse nazionale

La zona industriale o meglio Isab è stata dichiarata dal Governo Meloni sito strategico di interesse nazionale e per blindarlo l’ha marchiata con la Golden Power, uno strumento normativo che conferisce all’Esecutivo nazionale di intervenire direttamente ponendo veti o condizioni.

Le parole usate dal gruppo Ludoil sono in linea con il percorso tracciato dal Governo e dal ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, il garante della zona industriale. “L’eventuale operazione si inserirebbe nell’ambito di una strategia industriale di lungo periodo, orientata alla tutela della sicurezza energetica del Sistema Paese, nonché alla progressiva riconversione del complesso industriale verso modelli produttivi coerenti con le traiettorie europee di transizione energetica”.

La Transizione energetica

Ed in effetti, la Transizione energetica sembra essere il vero tallone di Achille dell’Isab, come evidenziato dai sindacati e dal senatore del Pd, Antonio Nicita, che, da tempo, denunciano mancanza di investimenti, privati e pubblici, per riconvertire le raffinerie del Petrolchimico. L’unico passo in avanti verso un’industria verde è stato compiuto dall’Eni che, con un piano di 900 milioni, ha deciso di chiudere la produzione di cracking dell’impianto Versalis di Priolo per trasformarlo in uno stabilimento per biocarburante.

L’Eni

Già, l’Eni, che ha tra i suoi soci il Governo italiano attraverso il ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa depositi e prestiti. E a proposito di Transizione, il Gruppo Ludoil mette subito le cose in chiaro: “In tale prospettiva, verranno valutate evoluzioni industriali basate su produzioni da matrici alternative e a ridotta intensità carbonica, tra cui, tra gli altri, Sustainable Aviation Fuel (SAF), Hydrotreated Vegetable Oil (HVO) e bioetano”. Insomma, via libera alla tanto decantante riconversione delle raffinerie per renderle più competitive ed al passo coi tempi.

La situazione geopolitica

Gli eventi internazionali, con una forte polarizzazione dei blocchi contrapposti, quello occidentale ed orientale, potrebbero aver spinto in questa direzione, suggerendo un cambio di strategia anche nelle produzioni energetiche, che sono la vera sfida tra le potenze che governano i destini del mondo.