“Fratel Biagio è stato il San Giovanni Battista dei nostri tempi, con la sua testimonianza ci ha presentato Gesù Cristo”. Con queste parole intense, Riccardo Rossi, giornalista ed ex portavoce del missionario laico, ha ricordato ad Adnkronos il terzo anniversario della morte di Fratel Biagio Conte, avvenuta il 12 gennaio 2023. Un ricordo che non è solo personale, ma collettivo, vivo nel cuore di Palermo e ben oltre i suoi confini.

Fondatore della Missione di Speranza e Carità, Fratel Biagio ha accolto nella sua comunità circa 1000 poveri, offrendo non solo un tetto e un pasto caldo, ma dignità e ascolto. Negli ultimi mesi di vita, segnati da una malattia oncologica, non ha mai smesso di testimoniare la sua fede, restando vicino a giovani, emarginati e volontari.

Tra sofferenza e speranza, un testimone sempre presente

Durante il suo ultimo anno, nonostante le cure e la chemioterapia, Fratel Biagio ha continuato a incontrare persone provenienti da tutta Italia. “Nell’ultimo anno della sua vita, Fratel Biagio, mentre viveva la sua condizione di malato oncologico, ha incontrato centinaia di giovani e scout di tutte le parti d’Italia, a cui oltre a dare coraggio, dava attenzioni nell’uso della rete attraverso cui era possibile incappare in trappole subdole, dalla pornografia, ai giochi pericolosi, al satanismo”, ha raccontato Riccardo Rossi.

Un impegno educativo che andava oltre la missione caritativa: Fratel Biagio voleva formare coscienze libere, capaci di orientarsi in un mondo complesso: “Amava molto i giovani – ha proseguito Rossi – ai quali qualche volta confidava il suo sconforto per la sua malattia e per la chemioterapia a cui si doveva sottoporre”.

Nonostante la sofferenza, restava presente per tutti: chi lo cercava trovava in lui ascolto, conforto, preghiera.

Quando anche il telefono divenne strumento di missione

Una delle peculiarità di Fratel Biagio era il suo rifiuto degli strumenti tecnologici, in particolare del telefono cellulare. Negli ultimi tempi, però, anche questo cambiò: “Fratel Biagio durante la sua malattia incontrava tante persone molte preoccupate per lui e chi gli chiedeva una parola di conforto; lui era sempre per tutti, anche se sofferente. Non aveva e non amava molto il telefono, non ne portava mai uno con sé, tanto meno nei suoi pellegrinaggi a piedi; ma in quel periodo lo utilizzava tanto per contattare diverse persone”.

Lo faceva per guidare i volontari della missione, parlare con sacerdoti, sentire i benefattori e i malati costretti a letto. “E aveva sempre un pensiero per gli altri, anche quando avrebbe potuto pensare di più a lui stesso; si preoccupava che ci fosse sempre da mangiare per tutti – ha aggiunto Rossi – e contattava giornalmente mia moglie Barbara che si occupava del magazzino per capire quale prodotto mancava. Ebbene, nell’arco di uno, due giorni la provvidenza agiva e quel prodotto arrivava grazie ai donatori stimolati e per le sue efficaci preghiere”.

Digiuno e preghiera come stile di vita

Fratel Biagio non era un semplice operatore sociale: era un uomo di Dio, e il suo digiuno-preghiera era una pratica concreta e radicale.“Stare accanto a Fratel Biagio, quando faceva i digiuni-preghiera, è stato un grande dono per me, si vivevano tanti momenti che ricordavano pagine del Vangelo e talvolta dei veri e propri miracoli”, ha confidato Rossi ad Adnkronos.

Un episodio rimasto impresso è quello del maggio 2019, quando Fratel Biagio decise di digiunare in piazzetta Padre Pino Puglisi, a Brancaccio, per impedire l’espulsione di un giovane ghanese. “Fratel Biagio era disteso a terra, accanto alla statua di Padre Pino Puglisi – ha ricordato Rossi – e si avvicinarono a lui una madre con il figlio di circa 20 anni, tutti e due in lacrime. Il missionario li accolse, parlarono un po’ insieme e dopo si allontanarono confortati e sorridenti”. Poi il missionario gli raccontò: “Io come sai vado spesso negli ospedali nei vari reparti per consolare e stare accanto a chi soffre; mentre mi trovavo in una stanza sono passato davanti al letto di un ragazzo in coma, l’ho sfiorato e ho pregato per lui. Questo ragazzo è quello che è venuto oggi con la madre, si era risvegliato dal coma, mi hanno ringraziato ma io ho detto che non avevo fatto niente, era stata solo opera di Gesù Cristo”.

La sua eredità spirituale vive ancora

Oggi, nella chiesa “Casa di Preghiera per tutti i Popoli”, dove riposano le sue spoglie, arrivano ancora fedeli a pregare, a chiedere grazie, a ringraziare. “Sono stato per diverso tempo accanto alla tomba dove sono conservate le spoglie terrestri di Fratel Biagio, nella chiesa “Casa di Preghiera per tutti i Popoli” e qualche volta sono venute delle famiglie a pregare per il figlio in coma, forti di questo e altre grazie avvenute tramite Fratel Biagio quando era in vita, sperando nella guarigione”, ha sottolineato Rossi.

Fratel Biagio – ha, infine, concluso Riccardo Rossi – è stato il San Giovanni Battista dei nostri tempi, con la sua testimonianza ci ha presentato Gesù Cristo”.

Una figura che, a tre anni dalla morte, resta esempio vivo di carità, preghiera e umiltà.