Proseguono le indagini per risalire all’assassino che ieri ha ucciso Vito La Puma, l’allevatore di 73 anni di Borgetto con tre colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto alla testa.
Un agguato visto che il killer lo ha aspettato e sapeva di trovarlo lì. Qualcuno ha raccontato di dissidi tra il pastore che portava a pascolare le sue pecore e i proprietari terrieri che lamentavano il passaggio degli animali e il danneggiamento delle piante.
La Puma è stato trovato insieme al suo gregge di pecore, a pochi chilometri dall’ovile in cui la vittima teneva gli animali, in contrada Principe di Mezzavilla, tra Partinico e Borgo Parrini. Gli investigatori della squadra mobile indagano sul passato dell’uomo e sui suoi trascorsi, scavando nel suo cellulare e ascoltando i familiari e le persone che lo conoscevano.
La zona scelta dall’assassino è isolata una strada interpoderale in un’area poco abitata, con villette e case di campagna distanti circa 200 metri l’una dall’altra. Accanto al cadavere poche tracce e neanche un bossolo, il che farebbe pensare agli investigatori che possa essere stato usato un revolver, ma non si esclude che il killer abbia ripulito il luogo prima di allontanarsi.
L’allevatore 73enne era conosciuto in zona come una persona non particolarmente mite che aveva alle spalle qualche problemino con la giustizia. Nel 2015 la vittima, indagata anche per invasione di terreni, era stata arrestata per il furto di alcune pedane in metallo dal ponteggio di un imprenditore edile di Borgetto. Due invece gli incendi subiti negli anni.
Alla sua Fiat 127 e alla stalla dove custodiva centinaia di balle di fieno. In questi giorni sarà eseguita l’autopsia disposta all’Istituto di medicina legale dal sostituto procuratore Andrea Zoppi. Si stanno cercando, anche se sembra molto difficile, delle telecamere che abbiano potuto riprendere la fuga dell’assassino.






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