Dal 1° gennaio è entrata ufficialmente in vigore una delle misure più discusse della legge di bilancio 2026: la tassa sulle piccole spedizioni extra-Ue, un’imposta fissa da 2 euro applicata a ogni pacco di valore dichiarato non superiore a 150 euro proveniente da Paesi non appartenenti all’Unione europea.

La misura riguarda milioni di spedizioni che ogni anno arrivano in Italia, soprattutto attraverso l’e-commerce. Non si tratta di un dettaglio tecnico riservato agli addetti ai lavori, ma di una novità che incide direttamente sulle abitudini di consumo quotidiane. A chiarire come funziona la tassa, chi deve pagarla e quando si applica sono state due circolari dell’Agenzia delle Dogane: la numero 37 del 2025 e la numero 1 del 2026.

L’obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare i controlli sulle importazioni e rendere più equo il sistema fiscale, in un contesto in cui le spedizioni a basso valore provenienti da Paesi terzi sono cresciute in modo esponenziale negli ultimi anni.

Ma cosa cambia davvero per i consumatori italiani? E perché questa tassa sta facendo discutere così tanto?

Cosa prevede la nuova tassa sui piccoli pacchi extra-Ue

La nuova imposta è semplice nella sua struttura: 2 euro per ogni pacco con valore dichiarato fino a 150 euro, se la spedizione proviene da un Paese extra-Ue. Non fa differenza il contenuto, né se si tratti di un acquisto commerciale o di un invio tra privati. Conta solo l’origine geografica e il valore dichiarato.

La riscossione avviene direttamente in dogana, nel momento in cui la merce viene immessa in libera pratica sul territorio dell’Unione europea. Questo significa che il pagamento è legato alle procedure doganali e non al momento dell’acquisto online.

A chi si applica la tassa sulle spedizioni sotto i 150 euro

Uno dei punti più importanti chiariti dalle circolari dell’Agenzia delle Dogane riguarda l’ambito di applicazione. La tassa non colpisce solo gli acquisti online tradizionali, ma tre diverse tipologie di spedizioni.

Rientrano nell’imposta:

  • Gli acquisti online destinati ai consumatori finali, ovvero le classiche transazioni e-commerce business to consumer (B2C);
  • Le spedizioni rivolte a operatori commerciali, sia tramite marketplace sia tramite fornitori esteri;
  • I pacchi spediti da un privato a un altro privato, anche quando non contengono beni a carattere commerciale.

Il criterio è unico e non ammette eccezioni: valore dichiarato non superiore a 150 euro e provenienza da Paesi extra-Ue. In presenza di questi due requisiti, la tassa si applica automaticamente.

Questa impostazione amplia notevolmente la platea dei soggetti coinvolti. Non solo chi acquista online, ma anche chi riceve un regalo dall’estero o spedisce beni personali da un Paese non europeo.

Chi deve pagare: il ruolo chiave del “dichiarante”

Un altro aspetto centrale riguarda chi è materialmente tenuto al versamento della tassa. La normativa individua come soggetto obbligato il cosiddetto “dichiarante”.

Secondo il Codice Doganale dell’Unione, il dichiarante è la persona fisica o giuridica che presenta la dichiarazione doganale e gestisce tutte le formalità necessarie per l’importazione. Può trattarsi:

  • del proprietario della merce;
  • di un operatore economico;
  • di un rappresentante incaricato, come uno spedizioniere o un intermediario logistico.

In pratica, il pagamento avviene all’interno delle procedure doganali e può poi riflettersi sul destinatario finale sotto forma di costo aggiuntivo. È il motivo per cui molti consumatori vedranno i 2 euro comparire come voce separata o inclusa nei costi di sdoganamento.

Periodo transitorio e regime definitivo: cosa succede fino a marzo 2026

Consapevole dell’impatto operativo della nuova tassa, l’Agenzia delle Dogane ha previsto un periodo transitorio per permettere l’adeguamento dei sistemi informatici e delle procedure tecniche.

Questa fase di flessibilità dura fino al 28 febbraio 2026. Durante questo periodo, gli operatori possono adattarsi gradualmente alle nuove regole senza incorrere in rigidità operative.

Dal 1° marzo 2026, invece, scatterà il regime definitivo. Da quel momento in poi, tutte le importazioni soggette alla tassa dovranno essere effettuate seguendo scrupolosamente le istruzioni tecniche pubblicate sul portale istituzionale dell’Agenzia delle Dogane.

L’impatto sugli acquisti online più diffusi

La nuova tassa colpisce soprattutto un segmento ben preciso del mercato: gli acquisti online a basso costo provenienti da piattaforme extra-Ue. Negli ultimi anni, questi canali hanno conquistato una fetta sempre più ampia di consumatori italiani.

Ordini effettuati su marketplace come Temu, Shein o AliExpress, tutti con sede in Cina, saranno automaticamente soggetti ai 2 euro aggiuntivi.

L’imposta si somma all’Iva e alle spese di spedizione, aumentando il costo finale di ogni pacco. Anche un articolo da pochi euro, se spedito singolarmente, subirà lo stesso aggravio fisso.

Questo meccanismo potrebbe incentivare:

  • spedizioni cumulative;
  • una maggiore attenzione al valore complessivo dell’ordine;
  • una valutazione più attenta tra acquisti extra-Ue e alternative europee.

Perché è stata introdotta la tassa: il contesto economico

Negli ultimi anni, il numero di pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue è cresciuto in modo esponenziale. Si tratta spesso di spedizioni di piccolo valore, ma in volumi enormi.

La tassa da 2 euro risponde a diverse esigenze:

  • coprire i costi amministrativi legati ai controlli doganali;
  • rafforzare la tracciabilità delle merci;
  • ridurre le distorsioni concorrenziali tra operatori europei ed extra-europei.

Lo sapevi che…

Molti pacchi provenienti da Paesi extra-Ue arrivano in Europa con valori dichiarati molto bassi, spesso inferiori al reale prezzo di vendita. La soglia dei 150 euro è stata scelta perché rappresenta il limite entro il quale si concentrano la maggior parte delle spedizioni e-commerce internazionali.

Cosa devono sapere i consumatori italiani

Per chi acquista online, le regole sono chiare:

  • ogni pacco extra-Ue sotto i 150 euro è soggetto alla tassa;
  • il costo è fisso e non proporzionale al valore;
  • il pagamento avviene in dogana, ma può riflettersi sul prezzo finale.
  • Essere informati aiuta a evitare sorprese e a valutare meglio ogni acquisto.

FAQ – Le domande più cercate su Google

La tassa si applica anche ai regali spediti dall’estero?
Sì, se il pacco proviene da un Paese extra-Ue e ha valore dichiarato sotto i 150 euro.

Vale anche per spedizioni tra privati?
Sì, anche gli invii da privato a privato sono inclusi.

I 2 euro sostituiscono l’Iva?
No, la tassa si aggiunge all’Iva e ad eventuali altri oneri.

Dal quando è obbligatoria?
Dal 1° gennaio 2026, con regime definitivo dal 1° marzo 2026.

Chi materialmente paga la tassa?
Il “dichiarante”, cioè chi presenta la dichiarazione doganale.