Entra oggi nel vivo all’ars la discussione sulla riforma degli Enti Locali. Una legge attesa che avrà conseguenze importanti sulla scelta dei candidati sindaci in vista delle amministrative che dovrebbero svolgersi a ridosso dell’estate. In discussione, fra l’altro, c’è il terzo mandato per i sindaci dei comuni entro i 15mila abitanti. Una scelta che potrebbe rendere candidabile chi oggi non lo è più perché sta portando a compimento il suo secondo mandato. Ma in discussione ci sono anche le così dette quote rosa.

L’attesa dell’Anci

Anci Sicilia, l’associazione dei 391 sindaci dell’isola,  guarda con grande attenzione al disegno di legge in discussione da oggi. Per il presidente Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano “si tratta di un provvedimento che affronta temi di particolare rilievo per il funzionamento del sistema delle autonomie locali siciliane, introducendo disposizioni che intervengono su aspetti concreti della vita istituzionale dei Comuni e delle Città metropolitane”.

Tre punti salienti della riforma

I vertici dell’Associazione dei Comuni siciliani spiegano i tre punti salienti del disegno di legge: il terzo mandato dei sindaci nei comuni con popolazione tra i cinque e i quindicimila abitanti, i permessi per gli amministratori locali e il tema del 40 per cento delle donne nelle giunte comunali.

“La norma sul terzo mandato per i sindaci, già operativa a livello nazionale, incide direttamente sulla stabilità amministrativa, sulla continuità dell’azione di governo locale e sulla possibilità di portare a compimento percorsi di programmazione complessi, soprattutto nei contesti territoriali più delicati”.

La questione dei permessi per gli amministratori

Di rilievo, per Amenta e Alvano, “sono anche le disposizioni che riguardano i permessi per gli amministratori locali, norme di assoluto buon senso che mirano a rendere concretamente esercitabile il mandato elettivo e che, in larga parte, risultano già previste nell’ordinamento nazionale – aggiungono -. Si tratta di misure che vanno nella direzione di rimuovere ostacoli oggettivi all’assunzione di incarichi pubblici, favorendo una più ampia partecipazione alla vita amministrativa”.

La norma di genere

Infine “particolare attenzione merita la norma sulla rappresentanza di genere, che si inserisce in un percorso ormai imprescindibile di rafforzamento dei principi di equilibrio, inclusione e pari opportunità nelle istituzioni locali, contribuendo a rendere gli enti territoriali più rappresentativi delle comunità che amministrano”.

L’appello trasversale delle donne Parlamentari

E proprio sulla norma di genere le donne Parlamentari di tutti i partiti lanciano un appello: “E’ una questione di agibilità politica e, per certi versi, anche di civiltà. La norma sulla rappresentanza di genere negli enti locali siciliani, che fissa al 40 per cento la soglia minima per la presenza delle donne e viceversa, va votata a viso aperto. Che la politica abbia bisogno di più donne con impegno diretto è una necessità avvertita dagli elettori, si tratta ora di stimolare anche la partecipazione attiva delle donne con una legge che parte dai Comuni”.

15 donne su 70 parlamentari oggi all’Ars

“Nel parlamento regionale siamo solo 15 su settanta parlamentari, e negli enti locali la percentuale di donne elette e nelle giunte è di appena il 12 per cento. Ci auguriamo che nessuno ricorra domani al voto segreto su questa disposizione che, tra l’altro, si adegua ad una norma già vigente a livello nazionale. Votare contro a Sala d’Ercole sarebbe un’abiura, quasi una ritrattazione davvero grave”.

L’intervento è firmato da tutte le 15 deputate dell’Assemblea regionale siciliana, Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri, Elvira Amata, Giusy Savarino, Ersilia Saverino, Valentina Chinnici, Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi, Josè Marano, Nunzia Albano, Serafina Marchetta e Marianna Caronia.

Il tema dell’entrata in vigore

Ma nella legge ci sono anche altri temi come la costituzione delle giunta comunali, il consigliere supplente e così via e soprattutto non c’è accordo su norme come quote rosa e terzo mandato. L’opposizione principale è legata al cambio delle regole in corsa o quasi. Una riforma varata a ridosso mdi una tornata di amministrative rischia di far saltare il “banco politico”.

Da qui la proposta del capogruppo di Fratelli d’Italia c eh spinge per inserire una norma che rinvia l’applicazione della riforma alla prossima tornata elettorale,. Insomma fare la riforma ma che entri in vigore dal 2027 come si fece per la riforma del Parlamento regionale che portò i deputati da 90 a 70 ma solo dalla legislatura seguente.

L’emendamento c’è già ed è firmato da Giorgio Assenza capogruppo di Fratelli d’Italia. permetterebbe alle nuove regole di entrare in vigore non all’indomani della pubblicazione ma al prossimo rinnovo di ogni comune a partire dal 2027. Una idea che potrebbe spegnere qualche tensione e qualche preoccupazione e portare a casa la riforma nel suo complesso, compresa la norma di genere