Il porticciolo dell’Arenella prova a rialzarsi dopo la furia del mare. Imbarcazioni affondate, pontili distrutti, reti e impianti cancellati: è questo lo scenario che si presenta oggi nella storica borgata marinara palermitana, alle falde di Monte Pellegrino. Quel porticciolo per generazioni ha vissuto in simbiosi con il mare e che ora ne porta addosso tutte le ferite.

Sono i giorni difficili della ripartenza al Porto dell’Arenella. Se il ciclone Harry ha in gran parte risparmiato la Sicilia occidentale, qui l’impatto è stato devastante. Il piccolo borgo di pescatori si è trovato improvvisamente a fare i conti con danni enormi, che hanno colpito non solo le infrastrutture ma anche la vita quotidiana di chi dal mare trae lavoro e identità.

Nel momento più violento dell’ondata di maltempo, le onde hanno raggiunto e superato gli otto metri di altezza. Una forza impressionante che non ha lasciato scampo: i pontili sono stati strappati via, la copertura della banchina divelta, la rete elettrica completamente compromessa. Numerose imbarcazioni, da pesca e da diporto, sono state scaraventate una contro l’altra o inghiottite dall’acqua, affondando sul fondale del porticciolo.

Oggi, sulla banchina dell’Arenella, c’è un continuo via vai di persone. C’è chi ha perso la barca, spesso unica fonte di sostentamento per la propria famiglia, e chi arriva semplicemente per esserci, per testimoniare vicinanza e solidarietà. Volti segnati dalla stanchezza, sguardi increduli davanti ai relitti, mani che indicano ciò che non c’è più. È una comunità che soffre, ma che non si arrende. “Non avevo mai visto una furia simile delle onde”, racconta un anziano pescatore che deve fare i conti con la sua barca adesso poggiata sul fondo del mare.

La macchina della ripartenza, intanto, si è già messa in moto. L’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia occidentale, guidata da Annalisa Tardino, ha attivato le procedure di emergenza per la rimozione delle imbarcazioni affondate e la messa in sicurezza dell’area. Molto è stato già fatto, ma il lavoro da completare resta complesso e delicato.

Per una stima definitiva dei danni servirà ancora tempo. Alcuni relitti giacciono sui fondali e potranno essere recuperati solo con l’intervento delle squadre di sommozzatori, chiamate a imbracarli prima del sollevamento. Operazioni lente, necessarie, che raccontano la profondità della ferita inferta dal mare.

All’Arenella, però, insieme ai detriti e al silenzio rotto dai mezzi di lavoro, resiste una certezza: quella di una borgata che, nonostante tutto, vuole ripartire. Perché qui il porto non è solo un approdo, ma un pezzo di vita. E ricostruirlo significa, ancora una volta, ricostruire se stessi.