Nelle ultime ore si è acceso il dibattito sulla presenza dell’ICE statunitense ai Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026.

La questione non riguarda numeri imponenti né operazioni visibili sul territorio, ma un supporto tecnico e di intelligence che rientra nelle consuete collaborazioni internazionali per eventi di portata mondiale. Eppure, l’annuncio ha sollevato reazioni politiche e civili, culminate in una petizione che ha già raccolto migliaia di firme.

Il ruolo dell’ICE: cosa prevede davvero la collaborazione

A chiarire ufficialmente il coinvolgimento dell’agenzia statunitense, al centro di polemiche globali per quanto successo a Minneapolis, è stata la stessa Immigration and Customs Enforcement, attraverso una dichiarazione all’Agence France-Presse.

“Durante le Olimpiadi, l’ICE Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali”, ha affermato l’agenzia.

Quindi, non si parla di attività di ordine pubblico né di controllo dei cittadini, ma di supporto investigativo e di intelligence, in coordinamento con le autorità italiane e internazionali.

Un modello già adottato in altri Paesi europei e considerato standard nei grandi eventi ad alta esposizione mediatica.

La petizione su Change.org e le critiche alla presenza istituzionale

Nonostante queste precisazioni, la notizia ha generato una forte reazione da parte di una parte dell’opinione pubblica. A guidarla è una petizione lanciata su Change.org, che chiede al Governo italiano e al Comitato organizzatore di escludere la partecipazione istituzionale dell’ICE dai Giochi.

Secondo i promotori, la presenza ufficiale dell’agenzia rischierebbe di entrare in contrasto con i valori olimpici.

“Le Olimpiadi rappresentano un evento di importanza globale, capace di unire nazioni e culture attraverso lo sport e la celebrazione dell’eccellenza umana. La presenza di agenzie come l’ICE, spesso oggetto di forti contestazioni per presunte violazioni dei diritti umani, rischia di compromettere i valori universali che la manifestazione olimpica dovrebbe incarnare”, ha dichiarato Francesco Ascioti, segretario di Milano in Azione e promotore dell’iniziativa.

La richiesta è netta: consentire l’accesso agli agenti ICE solo a titolo individuale e turistico, escludendo qualsiasi forma di presenza ufficiale o operativa.

Diritti umani e immagine dell’evento: il cuore della contestazione

Il nodo centrale della petizione riguarda il tema dei diritti umani. Secondo i promotori, la collaborazione con l’ICE potrebbe inviare un messaggio ambiguo sul piano simbolico.

“Negli ultimi anni, numerosi rapporti di organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno documentato pratiche di detenzione e deportazione considerate inumane e non conformi agli standard internazionali. Consentire agli agenti dell’ICE di partecipare alle Olimpiadi per scopi professionali potrebbe legittimare e incoraggiare tali pratiche inaccettabili, macchiando l’immagine di un evento che dovrebbe rappresentare unità, rispetto e pace”, ha concluso Ascioti.

L’appello ha superato le 15.000 sottoscrizioni al momento della scrittura di quest’articolo e si rivolge direttamente a cittadine e cittadini sensibili ai temi della giustizia sociale e della coerenza etica degli eventi sportivi globali.

La posizione del Governo: i chiarimenti di Antonio Tajani

A fare chiarezza sul piano istituzionale è intervenuto il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, parlando con i cronisti al Quirinale.

“Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina? Non vengono a proteggere le personalità. La protezione delle personalità la fa il Secret Service. Questi altri dovrebbero fare antiterrorismo, non è che vengono duecento persone, verranno due, tre, quattro persone. È quella collaborazione che c’è quando ci sono i grandi eventi internazionali, che avviene sempre”.

Tajani ha poi precisato ulteriormente le modalità operative: “Non verranno in divisa. Non è che vengono a fare ordine pubblico. Vengono a collaborare, come è successo in Germania. Noi abbiamo mandato poliziotti italiani che stavano anche in strada, ma qui non è questo il caso”.

Nessun controllo sui cittadini: cosa non farà l’ICE

Uno dei punti più sensibili riguarda il timore di controlli diretti sui cittadini o sui flussi migratori. Su questo aspetto, il ministro è stato esplicito. “Non vanno per strada, non fanno assistenza, stanno in una sala operativa”, ha spiegato Tajani.

E ancora: “Non vengono a fare controlli, non controllano documenti, non decidono nulla. Stanno in una sala operativa insieme a francesi, tedeschi, spagnoli, svizzeri, per collaborare. Esiste l’Interpol, esiste la collaborazione internazionale tra le forze di polizia”.

Il nodo politico e simbolico resta aperto

Nonostante i chiarimenti, il dibattito resta acceso. Da un lato, le istituzioni sottolineano la normalità della collaborazione internazionale. Dall’altro, l’opposizione e una parte della società civile richiama l’attenzione sull’impatto simbolico delle scelte legate a un evento che si richiama ai valori universali dello sport.

È uno scontro tra piani diversi: quello della sicurezza concreta e quello dell’immagine e dei principi.