Il centrocampista della Roma Lorenzo Pellegrini ha chiesto un risarcimento di almeno 100mila euro nei confronti di Fabrizio Corona, accusato di diffamazione. Una richiesta che nasce da un’intervista pubblicata sul sito dillingernews.it, nella quale una donna di 25 anni ha accusato falsamente Pellegrini di stalking.

La richiesta di risarcimento e il procedimento penale

La richiesta di risarcimento è stata formalizzata davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma. A depositarla è stato l’avvocato Federico Olivo, legale di Pellegrini, che ha chiesto un indennizzo di almeno 100mila euro nei confronti del siciliano.

Secondo gli atti, la diffamazione sarebbe legata alla pubblicazione di un’intervista a una escort di 25 anni, di origini romene, che avrebbe accusato falsamente il calciatore di stalking. Accuse che, secondo l’accusa, non trovano riscontro nei fatti.

Per questo motivo, la donna è indagata per calunnia e diffamazione ai danni del centrocampista giallorosso. Corona, invece, risponde di diffamazione per aver dato spazio e rilievo alle dichiarazioni sul suo sito.

Il procedimento è stato aggiornato. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 17 marzo, data in cui il giudice valuterà le richieste delle parti e il possibile rinvio a giudizio.

Il ruolo di dillingernews.it e la responsabilità editoriale

Uno degli aspetti centrali della vicenda riguarda la natura del sito su cui l’intervista è stata pubblicata: dillingernews.it non è una testata giornalistica registrata, ma una piattaforma digitale riconducibile a un’attività editoriale privata.

È proprio su questo punto che si concentra gran parte del dibattito. La pubblicazione di accuse personali, soprattutto se false, solleva interrogativi sulla responsabilità di chi diffonde contenuti e sui controlli preventivi.

Nel caso specifico, secondo l’accusa, non sarebbe stato rispettato alcun principio di verifica delle fonti. Un elemento che pesa nel contesto di un’accusa grave come quella di stalking, capace di incidere profondamente sulla reputazione di una persona.

La posizione dell’Ordine dei giornalisti e della Fnsi

A rafforzare il quadro arriva anche una presa di posizione netta da parte del mondo dell’informazione. In una dichiarazione congiunta, Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, e Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, hanno commentaato una recente sentenza del Tribunale civile di Milano su un altro caso che coinvolge Fabrizio Corona e che riguarda il conduttore Alfonso Signorini.

Le loro parole sono chiare: “La sentenza che il Tribunale civile di Milano ha emesso sul caso di Fabrizio Corona conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge. Conforta poi il fatto che possano finalmente essere chiamate a rispondere di diffamazione le grandi piattaforme che lucrano profitti sfruttando l’odio e il discredito online”.

Bartoli e Costante hanno risposto anche all’appello al diritto di cronaca evocato da Corona: “È un richiamo stonato l’appello al diritto di cronaca evocato da Fabrizio Corona, non essendo lui un giornalista e non essendo Falsissimo una testata registrata. Non di censura, dunque, si tratta, ma di una sentenza che ha per oggetto un’attività meramente commerciale che niente ha a che vedere con l’informazione”.

Il diritto di cronaca non è assoluto

Nella dichiarazione viene ribadito un principio fondamentale del giornalismo italiano: “Giova ricordare che il diritto di cronaca di cui possono avvalersi i giornalisti non è comunque un diritto assoluto, ma è soggetto alle condizioni indicate da una storica sentenza della Cassazione che obbliga chi fa informazione all’uso di un linguaggio rispettoso e all’osservanza della verità putativa e solo nel trattare vicende di pubblico interesse”.

Un passaggio che chiarisce come la libertà di informazione non coincida con la libertà di diffondere qualsiasi contenuto. Servono verifiche, equilibrio, interesse pubblico.

E proprio per questo, Ordine dei giornalisti e Fnsi lanciano un appello alle istituzioni: “Chiediamo al Parlamento l’adozione di norme più stringenti per punire chi si traveste da giornalista nell’esercizio di attività che niente hanno a che fare con l’informazione che è un bene primario tutelato dalla Costituzione”.

Lo sapevi che…?

  • In Italia il diritto di cronaca è regolato da precise sentenze della Cassazione.
  • Diffamazione e calunnia sono reati distinti, con conseguenze penali diverse.
  • Anche le piattaforme digitali possono essere chiamate a rispondere per i contenuti pubblicati.

FAQ – Le domande più cercate

Perché Pellegrini chiede un risarcimento?
Per presunti danni alla reputazione causati da accuse false pubblicate online.

Corona è accusato penalmente?
Sì, è indagato per diffamazione.

La donna coinvolta che ruolo ha?
È indagata per calunnia e diffamazione ai danni del calciatore.

Cos’è il diritto di cronaca?
È il diritto di informare, ma con limiti precisi stabiliti dalla legge.

Quando ci sarà la prossima udienza?
Il procedimento è stato aggiornato al 17 marzo.