Quando Fiorello decide di ospitare Tony Pitony a La Pennicanza, anche se in collegamento video, il segnale è chiaro: qualcosa che nasce ai margini della cultura pop è ormai entrato nel radar del mainstream. In radio vanno in onda “Donne ricche” e “Triquila”, anche in versione remix, e con esse un immaginario che fino a poco tempo fa viveva esclusivamente tra social, performance live e nicchie digitali. Non è un semplice passaggio radiofonico: è una legittimazione simbolica.
Chi è Tony Pitony: artista concettuale siciliano nato a Siracusa
Tony Pitony è un artista concettuale siciliano, nato a Siracusa, che ha costruito il proprio percorso lontano dai canoni tradizionali dell’industria musicale. Il suo stile è provocatorio, gender fluid, deliberatamente eccentrico. Mescola musica elettronica, trash italiano, estetiche fetish e una teatralità che deve più alla performance art che al pop convenzionale. Pitony si definisce un performer prima ancora che un cantante. I suoi testi, spesso percepiti come esplicitamente volgari, puntano in realtà a creare una relazione diretta, quasi intima, con il pubblico, forzando il confine tra imbarazzo, ironia e riconoscimento.
X Factor 2020: lo scarto e l’intuizione di Mika
Il primo contatto con il grande pubblico avviene con X Factor 2020. Tre no, eliminazione immediata. Un passaggio che avrebbe potuto chiudere la partita, se non fosse per un dettaglio rimasto sullo sfondo: Mika è l’unico giudice a coglierne il potenziale. Col senno di poi, quel rifiuto appare come un classico errore di prospettiva dei talent: Pitony non era “fuori posto”, era semplicemente fuori formato.
Dai teatri del West End alla viralità social
Il percorso di Pitony è tutt’altro che improvvisato. Ha lavorato come performer nei teatri del West End a Londra, contaminando jazz, disco, rap e teatro, costruendo un linguaggio ibrido che oggi ritroviamo nelle sue esibizioni dal vivo e nei contenuti digitali. È sui social, però, che esplode davvero. Instagram, YouTube e TikTok diventano il suo habitat naturale: video surreali, interviste spiazzanti, performance che rompono gli stereotipi su sessualità, generi musicali e identità. Esibizioni come “The Cannon Man” consolidano la sua fama di oggetto culturale non identificato.
La sigla del FantaSanremo e la conquista dell’attenzione dei giovani
Nel tentativo, tutt’altro che ingenuo, di sfondare il muro dell’attenzione legato a Sanremo, Tony Pitony ha composto e cantato la sigla ufficiale del FantaSanremo 2026, intitolata “Scapezzolate“, un brano irriverente che celebra il bonus iconico del gioco legato al Festival di Sanremo. Un’operazione che parla direttamente ai giovanissimi, a quella platea che vive il Festival come un evento parallelo, ironico, gamificato. Il risultato è un corto circuito generazionale: giovani ed adolescenti “tutti pazzi di Tony Pitony”, mamme pudiche costrette, tra il divertito e l’imbarazzato, a canticchiare testi come “c*lo”, in una scena domestica che vale più di mille analisi sociologiche.
Fiorello e il passaggio nel pop nazional-popolare
Il collegamento in videochiamata a “La Pennicanza” segna un altro passaggio chiave. Fiorello non edulcora, non normalizza: racconta Pitony per quello che è, lasciando che siano le canzoni e l’immaginario a fare il resto. È il momento in cui il mainstream incrocia l’eccesso, senza addomesticarlo del tutto. E forse è proprio questo il punto: non è Pitony che entra nel pop, è il pop che per un attimo si sposta verso di lui.
Branding, strategia e poetica dell’eccesso
Dietro l’apparente anarchia c’è una macchina ben oliata. Tony Pitony lavora con un team professionale di grafici, producer e musicisti. La sua comunicazione è studiata, stratificata, volutamente sopra le righe. Il suo percorso è ormai considerato un caso di studio di marketing virale, dove la provocazione diventa linguaggio e il branding una forma di narrazione artistica. Non appartiene a un genere preciso, né cerca un pubblico unico. Divide, intrattiene, disturba. E proprio per questo resta.






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