Per far fronte ai danni del ciclone Harry servono più risorse e un cronoprogramma certo che dia indicazioni chiare ai danneggiati. Ne sono convinti da Noi Moderati. Saverio Romano, che è coordinatore politico di Noi Moderati, lo ha detto in modo chiaro oggi alla Camera dei Deputati nel question time rivolgendosi al ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani:

“Dal 18 gennaio 2026 il sistema ciclonico atlantico denominato Harry ha investito il Sud Italia, attraversando in particolare le regioni Sicilia, Calabria e Sardegna con piogge torrenziali, venti forti, mareggiate eccezionali e rischio idrogeologico. Il passaggio del ciclone ha determinato ingenti danni materiali alle infrastrutture costiere e interne e la devastazione di intere aree”.

Le stime di Romano rimaste indietro per difetto

“Le prime stime indicano in Sicilia danni a infrastrutture, porti, stabilimenti balneari, vie di comunicazione e attività produttive per oltre 740 milioni di euro, con prospettive di superare il miliardo di euro una volta conteggiati mancati guadagni e perdite economiche indirette. Scenari simili si prospettano anche in Sardegna e in Calabria, dove sono state registrate piogge estreme, strade allagate, alberi abbattuti e settori turistici e marittimi compromessi. La furia delle mareggiate ha provocato anche crolli di tratti costieri, erosione dei lungomari e interruzioni di collegamenti ferroviari, con onde record in alcune località”.

La frana di Niscemi

“Comuni interni, come Niscemi nel Nisseno, a causa delle intense precipitazioni, associate al ciclone, hanno subito un movimento franoso di notevole entità con lesioni importanti sulle strade provinciali, con l’evacuazione precauzionale di circa 1500 residenti e la chiusura delle scuole, segnalando anche un rischio di isolamento territoriale e ulteriori cedimenti nei quartieri di Sante Croci e zone limitrofe, con migliaia di metri di frana che compromettono l’accesso a infrastrutture essenziali. Danni importantissimi alle attività produttive, all’agricoltura e alla pesca e alle piccole e medie imprese turistiche costiere e per le economie locali, nonché il rischio che tali danni ostacolino l’avvio della stagione turistica 2026 in aree che fondano la propria economia sul turismo balneare e culturale”.

Servono risorse di gran lunga superiori

“Ebbene, è ben chiaro che servono risorse di gran lunga superiori ai 100 milioni di euro stanziati per far fronte ai primi interventi. Ma serve soprattutto occorre un cronoprogramma che restituisca speranza e fiducia nel futuro a migliaia di persone” ha concluso Romano.