Il Comune di Palermo è stato condannato a risarcire per quasi due milioni di euro la famiglia e i parenti di un dipendente comunale che sarebbe morto a causa dell’esposizione all’amianto.

L’operaio lavorava dal 1990 al 1996 presso il cantiere municipale di via Tiro a Segno con la qualifica di manutenzione delle cisterne delle cisterne, serbatoi e dei recipienti idrici delle scuole e degli uffici comunali, costituiti quasi esclusivamente da eternit, materiale contenente amianto.

Nel 2005 al lavoratore è stato diagnosticato “mesotelioma pleurico maligno infiltrante i tessuti molli del pericardio e mediastino e i muscoli diaframmatici. Linfonodi e resecato bronchiale con margini liberi da neoplasia”. L’Inail ha riconosciuto la malattia professionale. Nel 2017 all’età di 53 anni l’uomo è morto a causa della malattia. I familiari assistiti dall’avvocato Lucia Linda Giglia hanno presentato due ricorsi uno davanti al giudice del lavoro e uno davanti al tribunale civile.

Nel primo ricorso il giudice del lavoro Dante Martino ha condannato il Comune di Palermo a risarcire i figli e la moglie del lavoratore con quasi 500 mila euro per il danno biologico.

Nel secondo ricorso il giudice del tribunale della terza sezione civile del tribunale di Palermo Cinzia Ferreri ha condannato il Comune a risarcire i familiari, compresi anche i fratelli dell’impiegato, complessivamente con un milione e mezzo di euro.