Crescere mentre tutti parlano di tua madre, giudicarti senza conoscerti, ridurti a un riflesso della sua immagine pubblica. È il peso che Francesco Oppini racconta di aver portato con sé per anni, soprattutto durante il periodo scolastico. Ospite della trasmissione La volta buona, il figlio di Alba Parietti ha parlato senza filtri di bullismo, isolamento e di un’identità costruita con fatica.

«Ero solo il figlio di Alba Parietti»

Il racconto parte dalle scuole medie e prosegue al liceo, negli stessi anni in cui Alba Parietti – oggi 64 anni – conquistava la televisione italiana degli anni Novanta. Una popolarità che, per Oppini, 43enne, si è trasformata presto in un marchio difficile da scrollarsi di dosso. «Sono stato bullizzato a scuola per “colpa” della bellezza di mia madre», ha detto, spiegando come quel successo si riflettesse quotidianamente sulla sua vita.

Insulti continui e confronto forzato

A scuola il clima restava pesante. Oppini ha ricordato offese costanti, al punto da non poterle neppure ripetere integralmente: «Non posso ripetere cosa mi dicevano a scuola, venivo insultato continuamente».

Il confronto fisico e simbolico risultava inevitabile. «Lei era bellissima, io ero un ragazzotto magro ed esile. Mi dicevano di continuo “Tua madre è una f**a e tu sei un cesso”». Parole che scavano, soprattutto durante l’adolescenza.

Oppini e Parietti

Oppini e Parietti

Un ragazzo fuori posto

Lontano dai riflettori, Francesco Oppini – che, negli anni, ha costruito un proprio percorso tra sport, televisione e commento calcistico, cercando di affermare un’identità distinta dal cognome che porta – si descrive come un ragazzo semplice, legato alla vita di paese. «Io ero un ragazzo di campagna, stavo nel mio paesello con i miei amici, evitavo sigarette e drink. Ero felice così».

La scuola, però, rappresentava un altro mondo. Ogni ingresso della madre diventava un evento: «Ogni volta che entrava succedeva il caos, i ragazzi portavano i giornali con mia madre in copertina».

Dal rancore alla comprensione

Quel periodo ha lasciato segni profondi, superati solo grazie a un percorso psicologico. Oppini non lo nasconde: «L’ho colpevolizzata tanto, oggi invece la comprendo».