Un viaggio nel tempo dal seme antico al pane identitario.
Tra i passi millenari della storia cerealicola siciliana e l’arte della panificazione.
Le grandi storie non nascono dai luoghi, ma dalle persone.
Persone diverse, imperfette, ostinate. Donne e uomini che scelgono di credere, di restare, di prendersi cura. È da questo capitale umano che prende forma il presente racconto: da una terra intesa non soltanto come spazio geografico, ma come organismo vivo, complesso e stratificato. Una terra fatta di identità, tradizioni resilienti, conoscenze tramandate e passioni capaci di resistere al tempo.
La storia dimostra che le civiltà non avanzano per caso. La scienza lo conferma: le comunità evolvono quando riconoscono il valore del proprio sapere. L’identità collettiva rappresenta un fattore determinante di resilienza, innovazione e continuità. Dove le persone si sentono parte di un sistema culturale condiviso, nasce un progresso autentico — capace di trasformare senza distruggere.
In questo contesto, la cultura non è nostalgia, ma memoria attiva: un equilibrio dinamico tra ciò che siamo stati e ciò che scegliamo di diventare.
Il racconto prende corpo attraverso volti concreti, custodi di un sapere antico e, al tempo stesso, profondamente attuale. Tra questi emerge la figura di Tony Rocchetta, agricoltore originario di Licata e riferimento nella tutela della biodiversità cerealicola siciliana. Riconosciuto come custode dei semi, Rocchetta non si limita alla coltivazione di varietà tradizionali, ma ne cura la ricerca, la moltiplicazione e la reintroduzione nei campi, sottraendo all’omologazione dell’agricoltura industriale.
Emblematica è la riscoperta della Chiattulidda (nota anche come Piattulidda o Licatisa), grano duro autoctono siciliano documentato sin dall’epoca greco-romana. Questa varietà si distingue per l’elevata adattabilità ai climi aridi del Sud, la naturale resistenza alle avversità e la possibilità di coltivazione senza chimica intensiva. Il suo profilo proteico, caratterizzato da un glutine meno tenace, contribuisce a una migliore digeribilità. Grazie al lavoro di Rocchetta, la Chiattulidda è passata da pochi semi superstiti a una filiera nuovamente vitale: oggi viene coltivata, macinata a pietra e trasformata in semole integrali di eccellenza, destinate a panificatori e pastifici artigianali sensibili alla qualità nutrizionale e alla tutela dell’agrobiodiversità.
Il percorso dalla terra alla tavola trova continuità nell’opera di Antonio Palana, maestro panificatore e fondatore del forno artigianale Frangipane – Forno & Cucina a Milazzo. La sua traiettoria professionale rappresenta una scelta controcorrente: dopo un impiego stabile come ferroviere, Palana ha deciso di dedicarsi all’arte bianca, trasformando una passione in un progetto culturale e produttivo. Formatosi come allievo di Davide Longoni, Palana promuove una panificazione sostenibile basata sull’impiego di grani antichi siciliani, lievito madre e fermentazioni naturali a lunga durata, con tempi di lievitazione che raggiungono le 36 ore. Un approccio che restituisce centralità alla materia prima, al tempo e alla salute del consumatore. Nel 2025, a soli sette mesi dall’apertura del laboratorio, ha ricevuto il riconoscimento di Pane dell’Anno dalla guida Pane & Panettieri d’Italia di Gambero Rosso, confermando la solidità di una visione fondata su qualità, ricerca e responsabilità.
Da questo connubio nasce un pane che racchiude millenni di storia, identità e radici. Una filiera corta e controllata, che unisce agricoltura tradizionale e sostenibile a lavorazioni artigianali lente e consapevoli.
In questo lavoro non c’è soltanto un mestiere. C’è una scienza antica, fatta di agrobiodiversità, di mani che lavorano la terra, di fermentazioni naturali, tempi lenti e rispetto della materia. C’è storia, custodita nei gesti ripetuti. C’è cultura, che dal pane si estende alla comunità. C’è umanità, che si riconosce nel profumo quotidiano di ciò che nutre davvero.
Il pane, in questa narrazione, non è soltanto alimento: è simbolo di fiducia, condivisione e continuità. Chi lo crea con consapevolezza contribuisce, ogni giorno, a mantenere viva l’anima di una terra. Il messaggio più profondo è chiaro: una comunità vale quanto il coraggio delle sue persone di restare umane in un mondo che spinge all’indifferenza. La vera innovazione nasce quando radici profonde sostengono visioni alte.
Questo racconto non chiede applausi. Chiede consapevolezza. Perché solo conoscendo chi siamo, possiamo costruire un futuro che meriti di essere vissuto.
Luogo: Pozzo Gradiglia , 15, LICATA, AGRIGENTO, SICILIA
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