Non solo quote rosa. Fra le disposizioni approvate dall’Ars nella lunga seduta di ieri nell’ambito della riforma degli Enti locali sono passati anche gli aumenti di stipendio per sindaci, vice sindaci, assessori comunali e presidenti dei Consigli comunali dei comuni minori siciliani.

Si tratta di una norma introdotta con un emendamento MpA che ha causato uno scontro d’aula e un dibattito acceso durata circa un’ora e mezza e che ha ritardato la trattazione di altri argomenti cardine della riforma stessa.

Cosa dispone la legge così come è stata approvata

Alla fine di scontro, dibattito e mediazione le disposizioni giunte ad approvazione e che entreranno in vigore dopo che sarà dato l’ok complessivo alla riforma ancora in discussione, di fatto permettono l’aumento degli stipendi degli amministratori dei comuni fino a 9.999 abitanti ma distinguendoli in due fasce.

Gli amministratori dei comuni da 5.000 e 9.999 abitanti potranno aumentare i propri stipendi adeguandoli a quelli dei comuni di fascia immediatamente maggiore. Di fatto gli emolumenti di sindaco, vice sindaco, assessori e Presidente del Consiglio si uniformano a quelli già pagati agli amministratori dei comuni fino a 30mila abitanti.

L’aumento, inizialmente generalizzato, sarà invece dimezzato per gli amministratori dei comuni più piccoli, quelli fino a 5.000 abitanti. Questo per effetto di un secondo emendamento che ha spento le polemiche fra maggioranza e opposizione trovando un punto di equilibrio in aula.

Un passo indietro allo scontro

Facendo un passo indietro lo scontro era scoppiato dopo l’approvazione dell’emendamento MpA che disponeva gli aumenti generalizzati senza indicare la copertura economica. un emendamento mai discusso su quale le opposizioni erano insorte sottolineando come la norma fosse inapplicabile perché non aveva la copertura economica e chiedendone la soppressione nonostante già approvata. I 5 stelle sono arrivati ad annunciare un disegno di legge soppressivo da presentare in seguito.

L’accordo

L’accordo si è trovato grazie ad un altro emendamento MpA firmato dall’ex assessore Roberto Di Mauro che da un lato ha dimezzato gli aumenti nei comuni minori (quelli fino a 5.000 abitanti) dall’altro ha posto la spesa che ne consegue a carico dei bilanci comunali.

Di fatto gli aumenti sindaci dovranno pagarseli da soli col proprio bilancio e questa ulteriore precisazione causa uno stop automatico dell’incremento delle buste paga agli amministratori dei comuni in dissesto, pre dissesto o sotto piano di rientro