Mentre all’Ars va in scena lo scontro interno alla maggioranza sulla riforma degli Enti locali e in particolare sull’articolo dieci di una legge che no riesce a vedere la luce, all’orizzonte compare il rischio che le liti travolgano anche il precedente articolo 8, già approvato e che prevede la rappresentanza obbligatoria del 40% di donne nelle giunta comunali.
Martedì sindacati in piazza accanto alle donne parlamentari
Martedì l’Ars torna a riunirsi per parlare proprio di questa riforma parzialmente approvata ma paralizzata per la seconda parte e, contemporaneamente Cgil, Cisl e Uil regionali aderiscono e parteciperanno al sit in che si terrà proprio alle 15 davanti a Palazzo dei Normanni.
Lo scopo è quello di sostenere proprio quell’articolo 8 ovvero la norma sulla quota del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali, incappata nello stop alla legge sugli enti locali,
E’ un obiettivo per il quale i sindacati si battono da tempo. Per questo considerano “inaccettabile” che venga bloccata quella che definiscono “una norma di civiltà” da beghe di altra natura.
Le 15 donne Parlamentari
Un rischio ravvisato anche dalle 15 donne Parlamentari di tutti gli schieramenti politici che si battono per questo articolo “La nostra voce la faremo sentire ancora più forte martedì a Sala d’Ercole e, se del caso, anche fuori dal Parlamento” dice Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento Cinquestelle all’Assemblea regionale siciliana.
“Siamo quindici deputate che non si arrendono agli escamotage di Aula. La norma sul 40% di rappresentanza minima di genere nelle giunte comunali non può essere insabbiata. Da due anni lavoriamo a questa riforma ed altre disposizioni sull’ordinamento degli enti locali. Siamo ad un passo dal voto ed è chiaro che anche sul terzo mandato per i sindaci e il consigliere supplente si dovrà trovare un accordo. La maggioranza ieri è apparsa in stato confusionale, ma voglio augurarmi che non si perda di vista l’obiettivo finale” conclude
Una preoccupazione diffusa quella che dietro tutte le liti ci sia la voglia di giungere ad un accantonamento dell’intera riforma o ad una bocciatura per affossare anche quel che già era stato approvato.
Comuni schierati a favore della norma
Ma a favore della norma scende in campo anche l’Associazione nazionale dei Comuni “L’Associazione nazionale dei Comuni rivolge un forte appello all’Assemblea regionale siciliana, affinché proceda rapidamente all’approvazione definitiva della riforma degli enti locali, già in parte licenziata nei suoi passaggi fondamentali” scrive in una nota, il vicepresidente di Anci nazionale, Ignazio Messina.
“La norma ha infatti ottenuto il via libera dell’articolo relativo ai permessi per gli amministratori locali e di quello che prevede il 40 per cento di donne nelle giunte dei Comuni al di sopra dei 3 mila abitanti – spiega -. Il rischio concreto è che il mancato completamento dell’iter legislativo faccia decadere anche la norma sulla parità di genere. Sarebbe un grave passo indietro, che il sistema delle autonomie locali non può accettare. Si tratta di una norma di civiltà, già in vigore a livello nazionale che va consolidata con l’approvazione finale del disegno di legge. Non possiamo permetterci che un percorso così rilevante venga interrotto o rimesso in discussione”.
“L’Anci nazionale auspica inoltre che nel provvedimento venga confermata anche la norma sul terzo mandato dei sindaci nei comuni fino a 15 mila abitanti, ritenuta fondamentale per garantire continuità amministrativa, valorizzazione dell’esperienza maturata e stabilità istituzionale nei territori più piccoli – sottolinea Messina -. Chiediamo all’Assemblea regionale siciliana un atto di responsabilità – conclude Anci – per approvare in tempi rapidi una riforma attesa dai Comuni, dagli amministratori e dai cittadini”.






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