Le recenti dichiarazioni del presidente Ninni Petrella sul progetto “YoungME” e sulle 148 borse lavoro finanziate con fondi PN Metro Plus 2021–2027 impongono una riflessione seria e non superficiale. Quando si parla di giovani, lavoro e risorse pubbliche europee, il confronto non può essere liquidato come polemica politica.

Ogni iniziativa che offre un’opportunità concreta ai giovani merita attenzione e rispetto. Nessuno mette in discussione l’utilità delle borse lavoro né il valore delle risorse europee destinate alla crescita e all’inclusione.

Ciò che invece riteniamo legittimo – e doveroso – discutere è il tempismo politico dell’iniziativa.


Parliamo di fondi programmati da tempo, inseriti in una pianificazione pluriennale. Perché, allora, questi bandi vengono lanciati proprio in coincidenza con una fase elettorale così delicata per l’amministrazione? Perché non si è scelto di attivarli anni fa, garantendo continuità e stabilità invece di concentrare tutto in un momento che inevitabilmente presta il fianco a dubbi e perplessità?

Il presidente Petrella sostiene che si tratti di un percorso strutturato e non di un’operazione estemporanea. Bene. Ma proprio per questo motivo sarebbe stato opportuno dimostrarlo nei fatti con una programmazione costante nel tempo, non con un annuncio mediatico che rischia di apparire come un intervento “a orologeria”.


I giovani di Messina non hanno bisogno di iniziative spot. Hanno bisogno di: politiche giovanili strutturate e permanenti, percorsi di inserimento lavorativo che non si esauriscano in 12 mesi e una visione strategica capace di creare occupazione stabile e sviluppo reale.

Quando un’amministrazione concentra annunci e opportunità in prossimità della campagna elettorale, il sospetto che si stia cercando di costruire consenso mirato non può essere liquidato come semplice polemica. La credibilità istituzionale si fonda sulla continuità e sulla trasparenza, non sulla coincidenza temporale tra bandi e urne.

Ribadiamo: ben vengano le borse lavoro. Ma non possiamo accettare che ogni iniziativa venga sottratta al confronto politico legittimo. Vigilare sull’uso delle risorse pubbliche non significa ostacolare i giovani, significa tutelarli.

Il Movimento “Partiamo da Qui” continuerà a chiedere chiarezza, programmazione stabile e politiche del lavoro che guardino al futuro della città, non alle scadenze elettorali.

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