“È morto tra le lacrime dei genitori, dei padrini di battesimo e dei medici che gli erano accanto. È stato un momento molto duro”. Con queste parole Padre Alfredo Tortorella, cappellano dell’ospedale Monaldi di Napoli, ricostruisce le ultime ore di vita del piccolo Domenico, accompagnando la famiglia fino all’ultimo istante.

Il sacerdote era al fianco della madre fin dalle prime ore del mattino.

“Stamattina – racconta il cappellano al Sir – ero con la mamma del bambino dalle 7.45, al suo capezzale, perché nella notte mi era giunto il sentore che si fosse aggravato. Ho avvisato l’arcivescovo Battaglia, il quale ha procrastinato i suoi appuntamenti per venire. Nel giro di mezz’ora è arrivato dalla curia. Siamo rimasti lì tutto il tempo, fino a quando il bambino non è spirato, accanto alla madre. È entrato anche il papà ed è stato presente nel momento finale”.

“Una storia tragica che ha sconvolto il Paese”

Padre Tortorella non nasconde il dolore vissuto in quelle ore: “Una storia tragica, che ha sconvolto non solo la famiglia ma l’intero Paese. È una triste storia, una storia brutta”.

Il nodo dell’accanimento terapeutico

Nelle ultime settimane non sono mancate polemiche e interrogativi, anche sul piano etico. A chi ha evocato il tema dell’accanimento terapeutico, il cappellano risponde in modo netto: “Io vivo all’interno del Monaldi tutti i giorni. Ho colto dall’esterno uno sfogo, sentenze di ogni tipo. Per chi sta dentro la prospettiva è diversa. C’è una legge del 2017 che regola questi aspetti e non si può fare eutanasia. Non si può parlare di accanimento terapeutico quando non c’è, perché non è etico né morale”.

La forza della madre

Il sacerdote si sofferma poi sulla figura di Patrizia, la madre di Domenico: “Patrizia è una donna molto forte. Ha ripetuto più volte: ‘Voglio che mio figlio non sia dimenticato’. Stamattina, prima che arrivasse l’arcivescovo, le ho detto: ‘Noi non ci dimenticheremo di Domenico, ma non ci dimenticheremo neanche di te, perché hai dato un esempio di forza, di fortezza e di maternità. Tu sei mamma al cento per cento’. Lei e suo marito non hanno mai avuto l’ardire di polemizzare. Sono stati sempre di una grande dignità, anche perché i medici che oggi vengono messi in discussione sono gli stessi che in precedenza l’avevano salvato”.

Il percorso medico e gli errori

Padre Tortorella richiama anche il lungo iter terapeutico affrontato dal bambino: “Patrizia e Antonio sono persone giuste, che sanno realmente come sono andate le cose. Purtroppo gli errori ci sono, noi commettiamo errori. Molti di questi, a volte, sono fatali. E ne paghiamo lo scotto tutti quanti. Ma c’è un iter terapeutico e medico portato avanti in due anni e mezzo. Tutto questo va riconosciuto”.

“Bisogna risorgere”

Nell’intervista all’agenzia dei vescovi, il cappellano conclude con un messaggio rivolto alla comunità: “Bisogna risorgere. Come comunità, come Chiesa. La testimonianza di questa madre, il suo desiderio che Domenico non venga dimenticato, è già un seme di speranza”.