La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione indagini, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, al funzionario dell’assessorato regionale ai Beni culturali, Antonio Librizzi, arrestato a ottobre scorso dai finanzieri dopo avere ricevuto all’interno di un’agenda una tangente di mille euro.
Le banconote erano state segnate e fotocopiate dagli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo dopo la denuncia di un imprenditore a cui il funzionario avrebbe richiesto soldi per “sbloccare” la liquidazione di alcune fatture emesse a carico del dipartimento dei Beni culturali. Dalle indagini è emerso che la richiesta di somme di denaro sarebbe stata una prassi consolidata dell’indagato che stabiliva i prezzi in base all’importo da liquidare. In un caso avrebbe preteso anche un monopattino.
Alla fine l’impiegato regionale si sarebbe accontentato dei soldi, circa 400 euro, per sbloccare la fattura. Come denunciato dalle vittime l’iter era sempre lo stesso. Gli imprenditori venivano contattati da Librizzi.
Poi si decideva l’affidamento dei servizi, ma al momento di pagare il corrispettivo c’era sempre un intoppo che sarebbe stato superato col versamento di una somma di denaro. I finanzieri nel corso delle perquisizioni in casa di Librizzi hanno trovato altre agende e altri involucri nei quali erano state consegnate le mazzette. Le ipotesi di corruzione contestate sono 4. “Diceva di essere il padrone della Regione e che lui poteva fare ogni cosa”, hanno raccontato le vittime.






Commenta con Facebook