La guerra nel Golfo Persico entra in una fase ancora più critica. Le autorità israeliane hanno annunciato che gli allarmi stavano per suonare nel nord del Paese, con un messaggio pubblico diffuso a Haifa. Poco dopo sono scattati i “Red Alerts” nella città.
“Poco fa, le sirene sono suonate in diverse aree del Paese a seguito dell’identificazione di missili lanciati dall’Iran verso lo Stato di Israele”, si legge in una comunicazione ufficiale.
“La cittadinanza è invitata a seguire le istruzioni del Comando del Fronte Interno. In questo momento, l’Aeronautica Militare israeliana sta operando per intercettare e colpire le minacce dove necessario per rimuoverle. La difesa non è ermetica, ed è quindi essenziale che il pubblico continui ad aderire alle linee guida del Comando del Fronte Interno”.
Parallelamente, la Marina statunitense ha attaccato la città portuale di Chabahar, nel sud-est dell’Iran, aprendo un nuovo fronte operativo.
IRGC dispiegato nelle strade di Teheran
Fonti concordanti riferiscono che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha iniziato il dispiegamento nelle strade di Teheran, segnale di una mobilitazione interna mentre i bombardamenti e i lanci missilistici proseguono.
Il generale Ebrahim Jabbari, alto ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato alla televisione di Stato: “Trump deve sapere che oggi abbiamo lanciato i missili attingendo solo dalle nostre vecchie scorte. Presto sveleremo armi che non avete mai visto prima”.
Missili su Qatar, Emirati e Bahrein. Sirene in Kuwait
Nuovi impatti sono stati segnalati in Bahrein, mentre missili balistici iraniani sono stati lanciati verso Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Esplosioni sono state riportate sopra il Qatar, il Bahrein e negli Emirati.
Secondo le informazioni disponibili, la maggior parte degli attacchi iraniani è concentrata sulle basi statunitensi nei Paesi del Golfo, mentre Israele sarebbe finora un obiettivo secondario.
Sirene sono risuonate anche in Kuwait.
La Turchia, attraverso l’amministrazione del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato di non sostenere l’attacco all’Iran e di non consentire l’uso del proprio spazio aereo e del proprio territorio nel conflitto.
Strage a Minab: 53 studentesse uccise
Si aggrava ulteriormente il bilancio dell’attacco contro la scuola femminile di Minab. Il portavoce del ministero dell’Istruzione iraniano ha aggiornato il numero delle vittime: 53 morti e 63 feriti.
“Finora, il numero dei martiri del brutale attacco degli Stati Uniti e del regime sionista alla scuola femminile di Minab ha raggiunto quota 53”, ha dichiarato il portavoce, secondo l’agenzia Irna.
“L’arroganza globale e i sionisti hanno preso di mira la scuola femminile nella città di Minab con attacchi missilistici in tre fasi oggi”, ha spiegato, aggiungendo che “in questo orribile crimine, finora 53 studenti sono stati uccisi e altri 63 sono rimasti feriti”.
“Data la gravità della distruzione, il lavoro di rimozione dei detriti dalla scuola e di ricerca dei martiri e dei feriti è ancora in corso”, ha concluso Farhadi.
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— Walter Giannò (@waltergianno) February 28, 2026
Putin riunisce il Consiglio di Sicurezza, Macron: “Restituire la parola al popolo”
Il presidente russo Vladimir Putin ha convocato in videoconferenza i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza russo per discutere gli sviluppi della situazione legata all’Iran. Lo ha riferito il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov.
Dalla Francia, Emmanuel Macron ha lanciato un appello diretto a Teheran. In un post su X ha affermato che l’Iran “può soltanto trattare su smantellamento programma nucleare” e che il regime “non ha altra opzione” che negoziare “in buona fede” lo smantellamento del suo programma nucleare e balistico.
Macron ha chiesto che il regime “restituire la parola al popolo” e ha aggiunto: “Il popolo iraniano deve anche poter costruire liberamente il suo futuro”.
Arabia Saudita: piena solidarietà agli Emirati
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, per discutere dei recenti attacchi iraniani contro gli Emirati.
Bin Salman ha espresso piena solidarietà agli Emirati, confermando il rafforzamento dell’asse tra Riyad e Abu Dhabi in un contesto di conflitto che coinvolge ormai l’intero scacchiere del Golfo.
Il quadro che emerge è quello di un conflitto ormai regionale, con Israele sotto attacco, basi statunitensi nel Golfo nel mirino, dispiegamenti militari a Teheran e pressioni diplomatiche internazionali sempre più esplicite.






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