La Sicilia non è terra per giovani., Ma neanche per gli anziani. Se le nuove generazioni scappano via dall’Isola, quelle che hanno raggiunto la pensione non riescono a sbarcare il lunario e anche chi torna dopo una vita di lavoro ritrova la sua terra ma non i servizi.
E’ la denuncia di Claudio Barone, appena rieletto segretario generale regionale della Uil Pensionati, ospite a Talk Sicilia
Ma che posto è questo?
“Chiudono le banche e le sezioni scolastiche, collassano i servizi sanitari. Moltissime sono le case vuote. Questa non è una terra per vecchi, ma neppure una terra per giovani. Ma che posto è?!” si è chiesto
Claudio Barone presentando la sua analisi della situazione siciliana definita “la desertificazione che avanza” nella nostra Isola.
“Non ci sono ricette semplici per contrastare lo spopolamento, ma quello che è certo è che bisogna cercarle tutti assieme con i sindaci, le Asp, i distretti sociosanitari, gli operatori del Terzo settore. Dobbiamo tracciare linee di intervento condivise. Noi portiamo il patrimonio di conoscenze e di sensibilità che deriva dalla capacità di ascolto delle nostre reti territoriali”.
La sanità negata
Viviamo un territorio dove la “Sanità è negata alle anziane e agli anziani”. Una sanità che si basa sul modello “ospedalocentrico” che è ormai superato: “Non ne verremo fuori – ha detto – se non parte realmente la medicina territoriale di prossimità. A Bagheria la UilP Sicilia ha tenuto alcuni anni fa un convegno quando il sindaco di quel Comune, tra i primi, ha individuato gli edifici da ristrutturare per realizzare Casa della Salute e Ospedale di Comunità. A oggi ne sono state inaugurate tante nell’Isola ed è positivo che si usino i fondi del PNRR per creare queste strutture, però bisogna evitare che restino scatoloni vuoti. La criticità è il personale, che manca”.
“E’ positivo che si siano aperte le Case di comunità e gli ospedali di prossimità. E’ positivo che il modello sanitario vada verso il territorio. ma c’è una grossa resistenza culturale e, poi, noi percepiamo un grande rischio ovvero che queste strutture restino scatole vuote”.
“Occorre riempierle di medici, di personale sanitario a tutti i livelli. occorre cambiare il rapporto con i medici di famiglia e creare strutture nelle quali sia possibile trovare tutti i servizi essenziali, sgravando, così, gli ospedali. Questo sistema è ormai imploso e gli episodi di violenza sono figli di questa pressione insosteni9bole e del fatto che l’ospedale non riesce più a dare risposte”.
Un patto generazionale, una legge per il servizio civile dedicato agli anziani
“Questa non è una terra per anziani ma neanche una terra per giovani ma bisogna smetterla di continuare a concepire giovani e anziani come un eterno conflitto. Bisogna, invece, dar vita ad un patto generazionale nel quale si remi tutti in un’unica direzione”.
“Noi proponiamo uno strumento legislativo. Una proposta di legge per dar vita ad un servizio civile per gli anziani. Gli anziani sono una risorsa e dobbiamo considerarli tali. Con una simile norma i pensionati sono in grado di mettere ancora a disposizione della società le loro competenze, di aiutare altri anziani o di sostenere i progetti dei giovani. Di supportare la sanità o i servizi sociali. Se ne può ottenere un vantaggio pubblico, sociale e, al tempo stesso, un sostegno al reddito dei pensionati che non ce la fanno”.
L’idea, insomma, è quella di creare valore sociale senza costringere l’anziano a restare al lavoro più a lungo, togliendo opportunità ai giovani e aumentando il conflitto generazionale.






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