L’audizione tanto attesa non c’è stata. Quella di oggi, mercoledì 11 marzo, doveva essere la giornata della verità sull’iter del nuovo ospedale di Siracusa: l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni davanti alla Commissione Sanità dell’ARS, a rispondere di fronte a deputati, commissario straordinario, vertici dell’ASP aretusea e Comune di Siracusa, rappresentato dal vicesindaco, Edy Bandiera.
Invece, niente. Rinviata. “A data da destinarsi”, ha comunicato a BlogSicilia il deputato M5S Carlo Gilistro, che quella convocazione l’aveva chiesta con forza nei giorni scorsi. Sulle ragioni dello slittamento, silenzio istituzionale. Ma il silenzio, a Siracusa, ha un nome preciso. E ieri quel nome è rimbalzato su tutti i palazzi della politica siciliana.
Il caso Iacolino
Salvatore Iacolino, ex parlamentare europeo e fino a poco fa direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. L’inchiesta, esplosa ieri, ha fatto saltare tutto: non solo l’agenda politica, ma, secondo fonti vicine alla vicenda, anche la disponibilità dell’assessorato a presentarsi in audizione il giorno dopo.
Il problema è che Iacolino non è un nome qualsiasi nella storia del nuovo ospedale di Siracusa. È stato lui, nella fase più delicata della trattativa con il Ministero della Salute, a guidare l’istruttoria regionale che ha portato alla firma dell’Accordo di Programma e alla destinazione delle risorse per l’opera. Un “padre fondatore”, lo definiscono in molti, nel bene e nel male. Gilistro non ha commentato il collegamento con l’inchiesta, ma la coincidenza temporale è difficile da ignorare.
Il cantiere in ostaggio: soldi e burocrazia
Per capire perché l’opera sia ancora ferma sulla carta, bastano due nodi, entrambi irrisolti. Il primo è finanziario. Il progetto vale complessivamente circa 420 milioni di euro. La Regione ha coperto la propria quota con delibere progressive: 100 milioni a marzo 2024, altri 24 a novembre, e infine 47,8 milioni a dicembre 2025. Sul versante statale, però, mancano ancora circa 124 milioni che il Ministero dell’Economia deve formalizzare in un aggiornamento dell’Accordo di Programma -il cosiddetto Addendum. Finché quel documento non arriva, la gara d’appalto non può partire.
Il secondo è normativo. Per sbloccare i fondi statali, il Ministero della Salute richiede che la Sicilia classifichi formalmente il nuovo ospedale come DEA di II livello — il massimo grado di complessità – in coerenza con il decreto Balduzzi (DM 70/2015). La Regione lo ha fatto inserendolo nel nuovo piano ospedaliero, comunicato a Roma dal presidente Schifani a settembre 2025. Ma il decreto ministeriale che dovrebbe recepire quella revisione, e che darebbe il via libera definitivo ai fondi, non è ancora stato emanato. Senza il DEA di II livello riconosciuto da Roma, niente fondi statali. Senza fondi statali, niente gara. Senza gara, niente cantiere. La catena è questa, e si inceppa sempre allo stesso anello.
Spada (PD) e l’Osservatorio civico: allarme rosso
Ad alzare la voce non è solo il M5S. Tiziano Spada, deputato regionale del Partito Democratico, punta il dito direttamente sul presidente Schifani: “È inconcepibile che il Governo Regionale non abbia fatto alcun passo avanti. Schifani si rechi a Roma e porti risposte puntuali ai siracusani”. La preoccupazione più concreta riguarda il prezzario regionale: se il quadro economico dell’opera non viene aggiornato entro giugno 2026, si rischierebbe di dover ricalcolare tutto da capo, con nuovi ritardi e nuovi fondi da trovare.
Su questo punto, paradossalmente, arriva una piccola buona notizia. L’assessore regionale alle Infrastrutture Aricò ha firmato un decreto che proroga la validità del Prezzario Unico Regionale del 2024 fino al 31 dicembre 2026. A segnalarlo è Salvo Sorbello, presidente dell’Osservatorio Civico di Siracusa e del Comitato Consultivo dell’ASP aretusea: “Vuol dire che quando finalmente si arriverà alla definizione dell’Addendum, non ci sarà il rischio di dover rincorrere altri fondi. Almeno in questa prima fase”.
Una finestra aperta, dunque. Ma la finestra si chiude se l’Addendum non arriva in tempo. E “in tempo”, nell’Italia delle grandi opere, è un concetto che Siracusa ha imparato a diffidare.






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