Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sostiene che la guerra contro l’Iran sia ormai vicina alla conclusione. In un’intervista concessa ad Axios, il leader americano ha dichiarato che gli obiettivi militari iraniani sarebbero ormai quasi completamente distrutti: “Non resta praticamente più nulla da colpire in Iran”.
Iran minaccia petrolio a 200 dollari al barile
Teheran, però, non si ferma e ha risposto con nuove minacce economiche e militari. Il comando militare iraniano ha avvertito che il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere 200 dollari al barile se la sicurezza nella regione continuerà a deteriorarsi.
Il portavoce del comando militare iraniano Ebrahim Zolfaqari ha dichiarato: “Preparatevi a un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato”.
Le dichiarazioni sono state rivolte direttamente agli Stati Uniti e arrivano mentre l’Iran continua a colpire Israele e obiettivi nel Medio Oriente.
Lo Stretto di Hormuz resta bloccato
La crisi si concentra soprattutto nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo.
Attraverso questo stretto canale lungo la costa iraniana transita circa il 20% del petrolio globale. Secondo le informazioni disponibili, il traffico navale rimane fortemente limitato e molte petroliere non possono attraversarlo in sicurezza.
Si tratta della più grave interruzione dell’approvvigionamento energetico globale dalla crisi petrolifera degli anni Settanta.
Nuovi attacchi nel Golfo Persico
La tensione militare continua anche sul piano operativo. Tre navi commerciali sono state attaccate nel Golfo mentre la regione resta di fatto sotto blocco.
Nonostante i bombardamenti americani e israeliani descritti dal Pentagono come “i più intensi finora”, l’Iran ha dimostrato di poter ancora colpire obiettivi nella regione e interferire con le rotte energetiche.
I mercati finanziari, dopo un forte aumento del prezzo del petrolio all’inizio della settimana, hanno registrato una parziale stabilizzazione.
Gli investitori scommettono su una possibile soluzione rapida del conflitto guidata dagli Stati Uniti.
Minacce contro banche legate a Stati Uniti e Israele
Dopo l’attacco notturno contro gli uffici di una banca a Teheran, il portavoce militare iraniano ha annunciato possibili azioni contro istituti finanziari collegati a Washington e Tel Aviv: “Dopo che gli uffici di una banca a Teheran sono stati colpiti, risponderemo con attacchi contro le banche che fanno affari con gli Stati Uniti o Israele”.
Zolfaqari ha inoltre invitato i civili in Medio Oriente a restare ad almeno mille metri di distanza dagli edifici bancari, indicando che potrebbero diventare obiettivi militari.
Israele dubita del crollo del regime iraniano
Secondo quanto riportato da Reuters, alcune fonti israeliane ritengono che il sistema di potere iraniano potrebbe comunque sopravvivere al conflitto.
Un alto funzionario israeliano, infatti, ha spiegato che, nelle valutazioni interne del governo, la struttura del regime potrebbe resistere alla guerra.
Altri due funzionari hanno aggiunto che non ci sono segnali che Washington stia realmente per interrompere la campagna militare.
Mojtaba Khamenei ferito nei primi giorni di guerra
Nel frattempo emergono nuove informazioni sul leader iraniano Mojtaba Khamenei, successore dell’ayatollah Ali Khamenei.
Secondo un funzionario iraniano citato da Reuters, Mojtaba sarebbe rimasto lievemente ferito nelle prime fasi del conflitto, durante un attacco aereo che ha ucciso diversi membri della sua famiglia.
L’attacco avrebbe provocato la morte del padre, della madre, della moglie e di uno dei figli.
Il leader iraniano non è più apparso in pubblico né ha diffuso messaggi diretti dall’inizio della guerra.
Anche fonti israeliane ritengono plausibile che Mojtaba Khamenei sia stato ferito in modo lieve.
Manifestazioni in Iran per i comandanti uccisi
Oggi grandi folle di cittadini iraniani sono scese in strada per partecipare ai funerali dei comandanti militari uccisi nei bombardamenti.
Durante le cerimonie sono state mostrate bandiere iraniane, ritratti dell’ayatollah Ali Khamenei e immagini del figlio Mojtaba, indicato come suo successore.
Le manifestazioni sono state interpretate dal governo iraniano come una dimostrazione pubblica di resistenza nazionale.






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