L’Iran alza il livello dello scontro energetico globale. Il comando militare di Teheran ha annunciato che la strategia militare cambierà radicalmente: non più semplici rappresaglie dopo gli attacchi, ma offensive continue contro gli avversari.
Il portavoce del quartier generale militare Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaqari, ha dichiarato che il conflitto avrà conseguenze dirette sul mercato energetico mondiale: “Non permetteremo nemmeno a un litro di petrolio di raggiungere gli Stati Uniti, i sionisti (Israele) e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta verso di loro sarà un obiettivo legittimo”.
Zolfaqari ha inoltre avvertito che il prezzo del petrolio potrebbe ‘esplodere’: “Preparatevi a un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato”.
Stretto di Hormuz quasi chiuso
La guerra iniziata il 28 febbraio ha colpito direttamente lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti del pianeta.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, i flussi di petrolio e prodotti raffinati attraverso il passaggio marittimo sono crollati.
Le esportazioni attuali risultano inferiori al 10% rispetto ai livelli precedenti al conflitto.
La riduzione dei flussi energetici ha costretto numerosi operatori petroliferi della regione a ridurre o sospendere una parte significativa della produzione.
Le conseguenze più pesanti si stanno registrando in Asia, che dipende in larga parte dal petrolio proveniente dal Golfo.
L’AIE libera 400 milioni di barili di petrolio
Per evitare uno shock globale sui mercati energetici, i paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) hanno deciso di intervenire con una misura straordinaria.
L’organizzazione ha approvato all’unanimità il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche di emergenza.
Il direttore esecutivo dell’agenzia Fatih Birol ha annunciato la decisione definendola un intervento senza precedenti: “I paesi membri dell’AIE hanno deciso all’unanimità di avviare il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza nella storia della nostra agenzia”.
Il volume rilasciato è più del doppio del precedente record, quando nel 2022 furono immessi sul mercato 182 milioni di barili dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
L’obiettivo è compensare la drastica riduzione delle forniture causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Le precedenti crisi petrolifere globali
Il rilascio coordinato delle scorte rappresenta il sesto intervento nella storia dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, creata nel 1974 dopo la prima grande crisi petrolifera.
Azioni simili sono state adottate in momenti di forte tensione energetica globale:
- 1991, durante la prima guerra del Golfo;
- 2005, dopo l’uragano Katrina negli Stati Uniti;
- 2011, durante la guerra in Libia;
- 2022, due interventi successivi dopo l’invasione russa dell’Ucraina;
Secondo Birol, la misura potrà attenuare temporaneamente l’impatto sui mercati, ma la vera stabilizzazione dipenderà dalla riapertura del traffico marittimo: “La cosa più importante per ripristinare la stabilità dei flussi di petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz”.
L’Unione Europea sostiene l’intervento
Anche l’Unione Europea ha sostenuto la decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.
Il commissario europeo all’energia Dan Jørgensen ha commentato la decisione con un messaggio pubblicato sul social X: “Accolgo con favore la decisione dei paesi membri dell’AIE di procedere a un rilascio coordinato delle scorte petrolifere nell’attuale situazione di turbolenza dei mercati causata dal conflitto in Medio Oriente”.
Jørgensen ha sottolineato l’importanza della cooperazione internazionale: “In tempi difficili, l’unità e la cooperazione globale sono essenziali”.
La Commissione europea ha inoltre confermato che continuerà a coordinare le politiche energetiche degli Stati membri insieme all’AIE.
Attacco ai depositi petroliferi in Oman
Nel frattempo la guerra si estende anche alle infrastrutture energetiche.
Secondo la società britannica di sicurezza marittima Ambrey, droni iraniani hanno colpito impianti di stoccaggio del petrolio nel porto di Salalah, in Oman.
La notizia è stata riportata dall’emittente Al Jazeera.






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